Causa Covid è stato rinviato il processo d'Appello per la Strage di Pizzolungo (Trapani). A quanto è dato sapere a risultare positivo al virus è stato l'imputato Vincenzo Galatolo, boss dell'Acquasanta condannato in primo grado a trent'anni di carcere per aver ordinato l'attentato del 2 aprile 1985. Slitta così a fine febbraio il processo, che si svolge con il rito abbreviato davanti la corte d'Assise d'Appello di Caltanissetta. La circostanza è stata comunicata in aula in apertura d'udienza. Nel corso del processo di primo grado i giudici avevano accertato che l'ordine per la strage di Pizzolungo partì dalla mafia palermitana.
Ad accusare il capomafia erano state soprattutto le parole della figlia, Giovanna Galatolo, divenuta collaboratore di giustizia, che aveva raccontato ai magistrati alcune reazioni avute dal padre in famiglia, proprio nei giorni del delitto: "Non appena il telegiornale diede la notizia mia madre iniziò a urlare, i bambini non si toccano. Mio padre le saltò addosso, cominciò a picchiarla, voleva dare fuoco alla casa - riferì anche in aula - Avevo vent'anni a casa sentivo mio padre che diceva 'quel giudice è un cornuto'. Poi si verificò l'attentato. E mi resi conto, anche mia madre capì. Non si dava pace".
Quelle accuse furono in qualche maniera confermate da un altro pentito, Francesco Onorato, che collocava la strage di Pizzolungo dentro una possibile "trattativa".
L'attentato aveva un obiettivo preciso: uccidere il sostituto procuratore Carlo Palermo, appena trasferitosi dalla procura di Trento, che si stava recando al palazzo di Giustizia di Trapani a bordo di una 132 blindata. Assieme a lui vi erano due poliziotti, seguita da una Fiat Ritmo di scorta non blindata con altri due agenti.
Al momento dell’esplosione però, la macchina del giudice stava sorpassando un altro veicolo, una Volkswagen Scirocco, dove a bordo c’erano Barbara Rizzo, 30 anni, e due dei suoi figli, gemelli di 6 anni, Giuseppe e Salvatore Asta.
Quell'automobile, di fatto, fece da scudo al mezzo del magistrato che rimase solo ferito. Così come l’autista Rosario Di Maggio e Raffaele Mercurio, mentre gli altri due a bordo della Fiat Ritmo, Antonio Ruggirello e Salvatore La Porta, furono gravemente colpiti dalle schegge: il primo ad un occhio, il secondo alla testa e in diverse parti del corpo. Entrambi verranno dichiarati inabili al servizio. Morirono dilaniati la donna e i due bambini.
Questo processo è il quarto effettuato sul delitto.
Il primo era stato effettuato contro gli esecutori, tutti appartenenti al clan mafioso di Alcamo, assolti in via definitiva dalla Cassazione dopo una prima condanna in primo grado. Altri due processi hanno visto condannati in via definitiva i capi mafia Totò Riina e Vincenzo Virga e in un altro ancora i boss palermitani Nino Madonia e Balduccio Di Maggio.

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