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"Credo che una riforma" del Csm "sia necessaria e su questo sono tutti d'accordo. Penso però che la modalità più lineare e più obiettiva per comporre il Consiglio sarebbe quella del sorteggio, che esclude la possibilità di interferenze da parte di chiunque. Mi è chiaro che il quadro porta in altra direzione: si vuole modificare la situazione, ma non nella direzione del sorteggio. Continuo a pensare, però, che il sorteggio corrisponda esattamente alla capacità del magistrato medio. Non mi scandalizzerei, anzi credo che sarebbe la modalità attraverso cui escludere qualunque eccessiva interferenza o condizionamento". Lo sostiene in una intervista a 'La Stampa' il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho. "Nell'ambito della comunicazione va respinta l'immagine del magistrato quale depositario della morale collettiva. Al magistrato spetta solamente di applicare la legge; è questo il suo dovere, non fare il moralista", ricorda il procuratore, per il quale inoltre "si assiste a volte al protagonismo di alcuni circoli mediatici ai quali non sono estranei gli stessi magistrati, che tendono alla costruzione di verità alternative, mediante la propalazione di elementi non sottoposti a valutazione". Quanto alla riforma Cartabia, per de Raho "è evidente che se alla nuova disciplina, come è stato detto e come peraltro il Pnrr prevede, si accompagneranno risorse sufficienti, quindi più personale e una completa digitalizzazione, i tempi dei processi dovrebbero abbassarsi e dovrebbero essere rispettati anche da quei distretti che dimostrano le maggiori criticità".
A favore del sorteggio anche i consiglieri togati del Csm Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita assieme al procuratore della repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri e ai magistrati di Articolo 101, il gruppo nato in polemica con le correnti della magistratura. Nella riforma del Csm che vorrebbe varare la ministra Marta Cartabia, invece, modifica la legge elettorale esistente: al posto di un unico collegio nazionale ci sarebbero sette collegi più piccoli. Uno sarebbe riservato ai giudici di legittimità, due per i pubblici ministeri, quattro per i giudici. Il numero dei consiglieri togati sarebbe invariato: quindi per coprire 16 seggi ogni collegio elegge i due candidati più votati con preferenza unica. Gli altri due posti vengono scelti tra i migliori terzi classificati. Un meccanismo che ha provocato la reazione di Ardita e Di Matteo, secondo i quali la nuova norma “farà sparire ogni possibile opposizione allo strapotere delle correnti che sottometteranno definitivamente i magistrati liberi che sono la maggioranza. Sarebbe il trionfo del correntismo e del bipolarismo che provocherà ulteriori spaccature e conflitti”.

Foto © Emanuele Di Stefano

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