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Per il Presidente della Corte d'Appello di Bologna, Oliviero Drigani, “è stata una scelta obbligata”

"Il presidente Pescatore ha fatto l'unica scelta che poteva fare, una scelta obbligata. Noi dobbiamo dare la priorità ai processi con detenuti e sta per arrivare il processo 'Grimilde', dove i detenuti sono la maggioranza tra gli imputati”. Ecco perché “è stato spostato il processo di secondo grado a Gilberto Cavallini”, oltre al fatto che “siamo sottorganico e stiamo lavorando al massimo". Così il presidente della Corte d'Appello di Bologna, Oliviero Drigani, ai microfoni dell'ANSA dopo che lo scorso mercoledì 17 novembre il presidente della prima sezione dell'Assise, Orazio Pescatore, ha notificato alle parti che l'Appello per l'ex Nar Cavallini (condannato all'ergastolo in primo grado per la Strage di Bologna) non si terrà più - come previsto - a partire dal 12 gennaio 2022, ma la prima udienza è stata fissata il 19 aprile 2023. La stessa comunicazione è stata data anche nell'udienza, sempre di mercoledì 17 novembre, del processo in Corte d'Appello a carico dell'ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, accusato di concorso nella Strage del 2 agosto 1980, che dovrebbe concludersi tra fine 2021 e inizio 2022.
La notizia ha colto di sorpresa gli avvocati, i quali si dicono convinti che si voglia arrivare ad unificare il processo di Appello nei confronti di Cavallini con l'eventuale secondo grado del processo a carico di Paolo Bellini.
Drigani ha inoltre ribadito la carenza di organico che affligge la Corte d'Appello bolognese, dove "ci sono sei presidenti di sezione su otto e 40 consiglieri sui 51 previsti, che già sarebbero pochi", a fronte di circa "17.500 appelli pendenti", a cui se ne aggiungeranno a breve "altri 5.500 circa". Come se non bastasse, ha aggiunto Drigani, in Emilia-Romagna si celebrano "tanti processi, ad esempio quelli di mafia, con imputati detenuti, a cui dobbiamo dare la priorità", mentre Cavallini "non è detenuto ed è accusato di un reato che non si prescrive". Con questo il presidente della Corte d'appello non nasconde l'importanza che i processi sulla strage alla stazione hanno a Bologna, anzi ribadisce "il massimo rispetto per il dolore delle vittime e per il loro desiderio di ottenere giustizia e di arrivare alla verità”, ma sottolinea che "dobbiamo seguire le regole. Purtroppo, la nostra è stata una scelta obbligata”.

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