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Alto il rischio di emendamenti a maglia larga in aula

La commissione Giustizia della Camera ha votato - con l’approvazione di tutti i gruppi tranne Fdi - il testo base della riforma dell'articolo 4 bis dell'Ordinamento penitenziario, il cosiddetto ergastolo ostativo. A darne la notizia è stato il presidente della commissione Giustizia e relatore del provvedimento Mario Perantoni, deputato del Movimento Cinque Stelle. “Il testo - ha spiegato Perantoni - interviene con il fine di recepire l'orientamento della Corte costituzionale che chiede una revisione della norma attuale. Abbiamo trovato una mediazione tra i valori espressi dalla Consulta e la necessità di mantenere il rigore nei confronti della detenzione dei boss mafiosi, un obiettivo per noi irrinunciabile. Renderò presto noto il termine per la presentazione degli emendamenti". Il Parlamento ha compiuto quindi un ulteriore passo avanti verso la creazione di una legge richiesta dalla Corte costituzionale in merito all’ergastolo ostativo definito dalla stessa incostituzionale. Nella sostanza il testo votato ieri è quello di Vittorio Ferraresi, esponente dei 5 Stelle, che il mese scorso l’ala centrodestra della maggioranza, renziani compresi, non ha voluto votare anche per non regalare al M5S una vittoria politica. La proposta, nel dettaglio, prevede che per accedere alla libertà condizionata l’ergastolano mafioso e non pentito debba aver scontato non 26 anni di carcere ma 30 e che per avere ulteriori benefici non può semplicemente dissociarsi dalla mafia, ma deve dimostrare che sia estinto il pericolo che riallacci rapporti mafiosi e deve risarcire le parti civili: “I benefici possono essere concessi purché oltre alla regolare condotta carceraria e alla partecipazione al percorso rieducativo” i detenuti “dimostrino l’integrale adempimento delle obbligazioni civili e delle riparazioni pecuniarie derivanti dal reato o l’assoluta impossibilità di tale adempimento nonché a seguito di specifica allegazione da parte del condannato, si accertino congrui e specifici elementi concreti, diversi e ulteriori rispetto alla mera dichiarazione di dissociazione dall’organizzazione criminale di eventuale appartenenza, che consentano di escludere con certezza l’attualità di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva e con il contesto nel quale il reato è stato commesso, nonché il pericolo di ripristino di tali collegamenti, anche indiretti o tramite terzi, tenuto conto delle circostanze personali e ambientali”.

Queste disposizioni valgono anche, in determinate condizioni, per detenuti e internati non ergastolani “ai fini della concessione dei permessi premio”. 

Infine, in base al testo, il giudice di Sorveglianza quando riceve una istanza deve chiedere il parere, tra gli altri, al pm competente e alla procura nazionale antimafia. Il parere deve pervenire entro 30 giorni, prorogabili di altri 30 se il caso è complesso. Scaduti quei termini, anche senza parere dell’accusa, il giudice dovrà decidere se concede i benefici o meno. Se lo fa in contrasto con il pm, dovrà motivare “gli specifici motivi” per i quali si è discostato.

Rispetto al testo Ferraresi, mancano due cose che erano state presentate nelle precedenti proposte: la motivazione richiesta all’ergastolano sul perché non abbia collaborato e l’istituzione di un unico tribunale collegiale di Sorveglianza a Roma con il compito di decidere nel merito della concessione dei benefici penitenziari al fine di evitare un pericoloso isolamento del singolo giudice chiamato a decidere.

I paletti presentati nel testo sono rigidi ma comunque garantiscono anche ai boss mafiosi la possibilità di ottenere i benefici penitenziari rispettando allo stesso tempo sia gli accorgimenti necessari a dimostrare che il boss mafioso si sia discostato senza dubbio dall’organizzazione di origine e la decisone della Consulta. Tuttavia se tali paletti dovessero crollare a colpi di emendamenti in aula (come già si prevede che verranno presentati da Forza Italia e Italia Viva) il pericolo che i capi mafia non pentiti possano uscire dal carcere e riallacciare i rapporti con le ‘famiglie’ diventerebbe più concreto.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica

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