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E' stata fissata per mercoledì 15 dicembre alle ore 9.30, davanti al gip Pasquale D'Angelo, nell'aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), l'udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio per 108 dei 120 indagati dalla Procura sammaritana per le violenze sui detenuti avvenute ad aprile 2020.

Secondo le ricostruzioni delle indagini i detenuti sarebbero stati tirati fuori dalle celle, in un corridoio umano attraverso il quale sarebbero stati costretti a camminare, subendo calci, pugni, schiaffi alla nuca, violenti colpi di manganello e umiliazioni come l'inginocchiamento o la rasatura di barba e capelli.

Un'azione che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto lo scopo di recuperare il controllo del carcere. La ricostruzione dei fatti è stata possibile grazie ai filmati dell'impianto di videosorveglianza interna della struttura e dalle chat recuperate dagli smartphone sequestrati agli agenti.

In totale sarebbero stati oltre 130 i carcerati pestati. "I detenuti - ha spiegato ai giornalisti il procuratore Maria Antonietta Troncone - sono stati costretti a passare in un corridoio di agenti che li picchiavano, subendo a capo chino, quasi rassegnati"; 14 finirono in isolamento, senza alcuna assistenza, perché accusati di essere i più facinorosi. Uno stratagemma, per i pm, usato per costruirsi l'alibi per le violenze ("con discrezione e qualcuno fidato fai delle foto a qualche spranga di ferro e a qualche pentolino", si legge in una chat).

Uno dei reclusi in isolamento morì, un mese dopo la perquisizione, a causa di un mix di oppiacei. I pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere ipotizzano a vario titolo i reati di tortura, lesioni, violenza privata e abuso di autorità. Per i dodici arriva invece la richiesta di archiviazione ma è probabile che a questi ultimi venga comunque notificato un decreto penale di condanna a pena pecuniaria per non aver, in qualità di pubblici ufficiali, denunciato quello che stava accadendo in carcere. Lo scorso 28 giugno è stata eseguita un'ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti di 52 persone, tra cui l'allora provveditore dell'amministrazione penitenziaria della Campania Antonio Fullone, poi interdetto dal servizio.

Tra coloro che sono finiti sotti indagine ci sono anche appartenenti al corpo della polizia penitenziaria e funzionari dell'amministrazione penitenziaria, che il 6 aprile 2020 si resero protagonisti, secondo l'accusa, di pestaggi ripetuti per poter placare le rivolte nei diversi padiglioni del penitenziario, scoppiate per la paura dei contagi da covid e immortalate nelle immagini dei sistemi di sorveglianza e nelle chat. Tra coloro che rischiano il processo vi sono Pasquale Colucci, comandante del nucleo operativo traduzioni e piantonamenti del centro penitenziario di Secondigliano e comandante del gruppo di 'Supporto agli interventi', le comandanti Tiziana Perillo, Nunzia Di Donato e Anna Rita Costanzo, commissario capo responsabile del reparto Nilo.

Foto © Imagoeconomica

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