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L’avvocato penalista Alessandro Del Giudice, già arrestato lo scorso settembre dai carabinieri con l’accusa di concorso in associazione mafiosa e usura, ha iniziato da un mese a collaborare con la giustizia. Il legale, rispondendo alle domande dei pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha già riempito diversi verbali in merito a diversi episodi. Ad esempio in merito ai rapporti con Pietro Formoso, finito nel carcere Pagliarelli di Palermo nel 20 dicembre 2012  per scontare una condanna per traffico internazionale di droga, per poi finire qualche anno dopo sotto inchiesta anche per mafia. A luglio del 2020 il Gup del tribunale di Palermo Roberto Riggio aveva condannato Pietro Formoso, ritenuto dai pm boss di Misilmeri (Palermo), a 12 anni di carcere. Del Giudice avrebbe incontrato in qualità, di difensore, Formoso all'interno della struttura carceraria e man mano che i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria registravano le conversazioni è venuto fuori il ruolo di portavoce del boss. Secondo gli investigatori l'avvocato si dava un gran da fare per organizzare incontri e portare i messaggi di Formoso all’esterno del carcere: “Aspè...ora ti do un pezzettino di carta...tieni qua...mettiti questo coso nella tasca e poi te lo leggi...levati qua per ora...”, diceva Formoso mentre infilava la mano nella tasca dei pantaloni e passava un foglietto all’avvocato. Altre volte lo informava di alcuni affari in corso: “… ha iniziato il cantiere pure a Carini”, diceva riferendosi a una impresa riconducibile a Formoso, ma intestata a un prestanome. Oppure Formoso lo incaricava di sistemare alcune faccende: “Ti sei fatto dare i piccioli di Giacomino?”.

Successivamente le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, coordinate dal procuratore aggiunto Salvo De Luca hanno scoperto che Del Giudice avrebbe procacciato i clienti dei prestiti a usura. Le persone disperate andavano nel suo studio e l’avvocato offriva quella che presentava come una via di uscita: “Qua è uno studio legale è...aiuto il prossimo tu hai bisogno di 3.000 come li vuoi pagare?”.

Del Giudice si vantava inoltre di avere delle amicizie con personaggi di spicco del mondo criminale mafioso, ad esempio con Atanasio Ugo Leonforte, personaggio di spicco della famiglia mafiosa di Ficarazzi e figlio dell’anziano Emanuele Leonforte, ucciso durante la prima guerra di mafia degli anni Novanta. E mentre era intercettato dagli investigatori aveva rivelato di essere inserito in diversi circuiti criminali di rilievo: “Non ne ho vero problemi, non con le chiacchiere… dove arrivo io non ci potete arrivare non ci può arrivare nessuno… Palermo Centro ci possiamo scommettere la meglio scommessa del mondo”.

L'avvocato però alla fine sapeva di aver superato il limite morale ed etico rappresentato anche dalla toga che indossava. Ad un collega infatti avrebbe ammesso: "Pietro Formoso quanti clienti ci portava… se mi sono trovato pure a scendere a compromessi con il signor Formoso a darci questa confidenza” è “perché giustamente nei momenti di bisogno che noi avevamo gli dicevo: ‘prestami tot’. E allora giustamente dopo mi dovevo disobbligare. E io mi ritrovo con altri due giorni. La toga la posso prendere, la posso bruciare”.

Fonte: livesicilia.it

Foto © Imagoeconomica

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