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Arriverà probabilmente il 26 novembre la decisione sul rinvio a giudizio per Ciro Grillo, Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria, i quattro 21enni genovesi accusati dalla Procura di Tempio Pausania di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una coetanea italo-norvegese la cui denuncia è sfociata nell'indagine coordinata prima dalla pm Laura Bassani e poi, dopo il suo trasferimento a Sassari, dal procuratore Gregorio Capasso.
Dopo un'udienza tecnica durata poco più di mezz'ora, la gup Caterina Interlandi ha aggiornato a tra tre settimane, dando al perito il tempo di trascrivere le intercettazioni, considerate dalle parti decisive, all'interno del brogliaccio che correda il materiale probatorio del faldone d'indagine. Nell'udienza iniziata alle 12 e terminata alle 12.34 i difensori - gli avvocati Andrea Vernazza, Enrico Grillo, Sandro Vaccaro, Gennaro Velle, Ernesto Monteverde, Romano Raimondo, Barbara Raimondo e Mariano Mameli - hanno preannunciato che chiederanno di procedere con rito ordinario, rinunciando così agli sconti di pena previsti dai riti alternativi. I fatti accaduti nella residenza di Beppe Grillo - padre di Ciro - in Costa Smeralda risalgono alla notte del 17 luglio 2019. Dopo una serata in discoteca, Ciro jr e i suoi amici si sono trasferiti lì con la loro accusatrice e una sua amica (costituitasi parte civile con l'avvocato Vinicio Nardo): per l'accusa anche lei è vittima di abusi perché mentre dormiva i giovani hanno scattato foto oscene a un palmo dal suo viso. Tutto è partito dal racconto della studentessa italo-norvegese - assistita dall'avvocata Giulia Bongiorno e parte civile nel processo - fatto ai carabinieri di Milano, dove lei vive, una settimana dopo i fatti. "Costretta a rapporti sessuali, a bere mezza bottiglia di vodka, a rapporti di gruppo", scrive la Procura a carico dei quattro, che hanno sempre parlato di "rapporti consenzienti". Un anno fa le indagini si erano chiuse una prima volta, ma poi si sono prolungate e gli indagati hanno rilasciato dichiarazioni spontanee a loro discolpa. In maggio la richiesta di rinvio a giudizio, con agli atti il racconto della ragazza, nonché foto e immagini che rafforzerebbero l'accusa insieme alle intercettazioni raccolte mettendo sotto controllo per oltre un anno diversi telefoni, compresi quelli di Ciro jr e dei suoi tre amici. "Ogni volta che la vicenda riemerge sui media, per la mia assistita è come spargere sale su una ferita ancora aperta, l'enfatizzazione mediatica è stata una prova pesante - ha detto l'avvocata Bongiorno prima di entrare in aula - Ora siamo nella sede naturale, vediamo cosa succede".

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