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Lo scorso primo ottobre avevamo dato notizia del troncone del maxi processo Rinascita-Scott che si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Cosenza, dando atto della testimonianza del colonnello del Ros che ha partecipato sin dall’inizio alle indagini che poi portarono al blitz. In quel suddetto articolo, nell'introduzione del testo, erroneamente, veniva riportato in maniera generica (ed è stato già corretto, ndr) che tra gli imputati del processo vi fosse l'imprenditore catanese titolare dell'impresa edile Cospin srl.
Avendo ricevuto una richiesta di rettifica, scusandoci in primis con i nostri lettori, ed anche con i soggetti coinvolti per mero errore, sul punto specifichiamo che la Cospin srl ed il suo titolare sono soggetti assolutamente estranei al maxiprocesso Rinascita-Scott.
Né il legale rappresentante della Cospin srl, né alcun soggetto legato alla società, sono mai stati coinvolti nel maxiprocesso, non solo non rivestendo il ruolo di accusati di qualsivoglia tipo di reato connesso alla vicenda, ma per non essere nemmeno stati sentiti come persone informate dei fatti nel corso delle indagini.
Tornando a parlare del troncone cosentino del processo, tra gli imputati vi sono gli ex consiglieri regionali Nicola Adamo e Pietro Giamborino (oggi presente in aula), Giuseppe Capizzi, imprenditore catanese (ecco dove si è generato l'errore precedente, ndr) ed amministratore unico del Consorzio stabile Progettisti Costruttori, e Filippo Valia, nipote di Giamborino.
L’accusa nei loro confronti è di traffico di influenze illecite perché, in concorso, avrebbero cercato di influenzare il corso di una causa davanti al Tar avente ad oggetto l’aggiudicazione di alcuni lavori di messa in sicurezza nel vibonese. In particolare, Pietro Giamborino, secondo l'accusa attivato dall’imprenditore e dal nipote, avrebbe interpellato Nicola Adamo affinché intercedesse con un giudice del Tar. In cambio ad Adamo (che avrebbe accettato) sarebbero stati promessi 50mila euro.
Lo scorso 30 settembre, il legale difensore di Capizzi ha chiesto al Collegio giudicante (presidente il Giudice Carmen Ciarcia) l’affidamento in prova ai servizi sociali del suo assistito. Ed il Collegio ha deciso per la separazione della posizione di Capizzi rispetto agli altri imputati.

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