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Procede l'inchiesta della Procura di Brescia sui magistrati di Milano. Il filone è quello dei verbali sulla presunta loggia Ungheria e sulla gestione del grande accusatore nel processo Eni-Shell/Nigeria Vincenzo Armanna e che vede indagata per omissione di atti d'ufficio il procuratore aggiunto milanese Laura Pedio
I pm bresciani, dopo un primo rifiuto di consegna da parte dei vertici della Procura di Milano, hanno acquisito gli atti di una rogatoria del 2019 attraverso la quale Pedio, titolare dell'inchiesta sul cosiddetto 'falso complottò, era andata in Nigeria per ascoltare un teste indicato da Armanna. 
Nel settembre di due anni fa l'aggiunto Pedio aveva raccolto le dichiarazioni di Mattew Tonlagha, teste suggerito da Armanna a conferma delle sue accuse contro i vertici dell'Eni. Deposizione questa che interessa al procuratore Francesco Prete e al pm Donato Greco, che stanno indagando sui colleghi milanesi, in quanto il pm Paolo Storari (all'epoca co-assegnatario del fascicolo 'falso complotto') aveva scoperto che il testimone sarebbe stato 'indottrinato' da Armanna, proprio prima della trasferta del pm Pedio. Fatto di cui Storari aveva anche informato i vertici. 
L'acquisizione, su cui a luglio c'è stato un 'braccio di ferro' tra le due procure, sarà utile ai magistrati bresciani per definire la posizione di Pedio finita sotto inchiesta sia per una presunta tardiva iscrizione delle notizie di reato dopo le dichiarazioni di Piero Amara sulla loggia Ungheria, sia per la gestione di Armanna, il quale, secondo Storari, andava accusato di calunnia. 
Di recente, va ricordato, la Procura di Brescia ha chiuso l'inchiesta, in vista della richiesta di processo, per Storari e per l'ex consigliere del Csm Piercamillo Davigo, accusati di rivelazione di segreto d'ufficio per la vicenda dei verbali dell'ex legale esterno di Eni. 
Sempre in vista dell'istanza di rinvio a giudizio, ha notificato l'avviso di conclusione indagini per rifiuto d'atti d'ufficio a carico dell'aggiunto Fabio De Pasquale e del pm Sergio Spadaro (ora alla Procura europea), i quali non avrebbero depositato prove favorevoli agli imputati, tutti assolti dal Tribunale, nel processo sul caso nigeriano. Per il procuratore Francesco Greco, al quale è stata contestata, in concorso con la sua vice Pedio, l'omissione d'atti d'ufficio per le ritardate iscrizioni sulla fantomatica loggia Ungheria, Brescia ha chiesto, invece, l'archiviazione.

Foto © Imagoeconomica

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