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E dall’Inghilterra la sorella di una delle vittime parla per la prima volta alla stampa e chiede verità e giustizia

Nel nuovo processo sulla strage di Bologna entra anche la Banda della Magliana, il gruppo criminale attivo a Roma dalla metà degli anni '70 fino agli inizi dei '90. Domani, venerdì 15 ottobre, nell'aula della Corte d'Assise di Bologna, presieduta da Francesco Maria Caruso, dovrebbero infatti comparire in qualità di testimoni Maurizio Abbatino (in foto), uno dei boss della banda e Fulvio Lucioli, altro ex componente dell'organizzazione criminale romana. Entrambi, in periodi diversi, sono stati collaboratori di giustizia. Chiamati come testi dal collegio di avvocati di parte civile, Abbatino sarà ascoltato in particolare sui rapporti tra la Banda della Magliana e gli estremisti di destra romani, sui legami con il boss di Cosa Nostra Pippo Calò e sul sequestro del Nar Paolo Aleandri da parte della banda. Infine, sulla rapina alla Chase Manhattan Bank di Roma del novembre 1979. Lucioli, invece, sarà ascoltato in merito alla proposta fatta a lui ed altri della banda da Aldo Semerari - criminologo e psichiatra legato all'estrema destra, iscritto alla P2 - di compiere attentati con bombe e sequestri di persona nel 1978, sui rapporti tra il criminologo Franco Ferracuti, anche lui della P2, e la banda, e sulle attività criminali di Massimo Carminati con i Nar. Si parlerà anche dei soldi che i componenti delle 'batterie' della Magliana investivano nelle attività dell'imprenditore Flavio Carboni e sui legami di quest'ultimo con il faccendiere Francesco Pazienza. L'udienza odierna è stata aggiornata dopo che nessuno dei tre testimoni convocati, compreso un teste per il quale era stato disposto l'accompagnamento coatto (ma che non è stato rintracciato dai carabinieri), si è presentato in aula.
Nel frattempo dall’Inghilterra si leva una voce di richiesta di verità è giustizia da parte di Susan Kennedy, sorella minore di Catherine Mitchell, la 22enne studentessa britannica morta nella strage assieme al suo fidanzato, il coetaneo Jon Kolpinski.
"Noi vogliamo giustizia, abbiamo dovuto aspettare molto tempo per ottenerla. Tutti quelli che presero parte e pianificarono l'attacco devono rispondere delle loro azioni". Susan Kennedy ha parlato per la prima volta pubblicamente della vicenda in un'intervista al Telegraph pubblicata ieri. Catherine e Jon, freschi di laurea, si erano regalati un viaggio in Europa per festeggiare la fine degli studi. Non avrebbero dovuto essere a Bologna il 2 agosto del 1980, ma un cambio di programma dell'ultimo minuto fece sì che si trovassero in stazione alle 10.25 di quella mattina estiva, quando "una bomba piazzata da una cellula terrorista fascista devastò l'affollata sala d'attesa, uccidendoli entrambi assieme ad altre 83 persone, nel più grave attacco terroristico in Europa fino all'attentato di Madrid del 2004", ricorda il quotidiano inglese.

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