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"Certamente le mafie sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere ed è ovvio che non staranno a guardare e faranno di tutto per appropriarsi di parte di queste risorse della Comunità europea. Speriamo, mi auguro che questa volta la politica e gli amministratori vogliano capire e avere l’umiltà di confrontarsi ad esempio con le prefetture". Sono state queste le parole del procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri ospite a “Buongiorno Regione” del Tg3 Calabria in merito al rischio di infiltrazione mafiosa nella gestione dei fondi del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza).
"Quando c’è stata l’emergenza Covid - ha continuato - e bisognava fare gli elenchi dei cittadini che avevano diritto ad aiuti economici, mi ero permesso di dire ai sindaci di portare gli elenchi alle prefetture, nell’arco di due-tre giorni il prefetto attraverso carabinieri, polizia e finanza vi dirà chi ha veramente bisogno, chi è un evasore totale, chi è un trafficante di cocaina. Sono stato aggredito da molti sindaci, dicevano che volevo interferire nella gestione della pubblica amministrazione, che il mio intervento è incostituzionale, le solite cose. Bene, oggi - ha sottolineato il procuratore capo della Dda di Catanzaro - a distanza di un anno non c’è indagine in cui non ci imbattiamo in persone, indagati e poi imputati, che percepiscono questi emolumenti o il reddito di cittadinanza senza averne diritto. Se fossi un sindaco sarei felice e mi sentirei più tranquillo se avessi la possibilità di essere supportato dalle forze dell’ordine, perché dare i soldi a chi ha veramente bisogno vuol dire non fare ingiustizie sociali. Invece ci sono i furbi, i faccendieri, quelli vicini al potere che ottengono i soldi. Quando c’è stata la prima chiusura per il Covid 19 abbiamo scoperto che un soggetto, con il Suv da 90mila euro, a scuola aveva chiesto il tablet per la Dad per il figlio".

La relazione della Dia
Durante la trasmissione, il pm si è soffermato anche sull'ultima relazione semestrale della Dia, osservando che "c’è stato un aumento dei collaboratori di giustizia anche se non di soggetti apicali ma comunque di un certo spessore, e questo è il frutto di anni di lavoro sistematico, organico su tutte le cosche più importanti del Distretto di Catanzaro. Noi continueremo a fare questo lavoro perché in questo modo non solo si accertano le responsabilità, ma si ottengono anche importanti effetti collaterali, perché il numero dei collaboratori di giustizia aumenta quando la gente vede condanne a ergastoli o a 24 anni e quindi aumenta la fiducia della gente, di imprenditori, commercianti. Stiamo assistendo - ha detto - a un trend al contrario: nei sondaggi a livello nazionale la magistratura cala a picco, nel distretto Catanzaro invece si sta notando che si è raddoppiato il numero di persone che hanno fiducia in noi. Questa estate non mi sono fermato un giorno, sono andato in giro per incontri sulla legalità e ho notato negli stessi posti rispetto a due tre anni fa che le persone che ci ascoltavano erano il doppio".

La riforma della giustizia
Gratteri ha confermato poi le sue critiche alla recente riforma della giustizia firmata dal guardasigilli Marta Cartabia: "Parte di questi sforzi saranno vanificati se rimarranno queste le regole. Il mio allarme, il mio dispiacere, come cittadino prima ancora che come procuratore della Repubblica, è per i processi senza detenuti. Già sappiamo che con queste regole del gioco il 50% dei processi non si celebrerà, e quali sono i processi che cadranno sotto la ghigliottina dei due anni in appello? Tutti quei processi senza detenuti, e cioè tutti quei processi che non hanno ritenuto di inserire comunque in quell’elenco, mi riferisco ai reati come la pubblica amministrazione, corruzione, concussione, peculato. La politica – ha specificato il procuratore di Catanzaro – si è guardata bene da inserire questa tipologia di reati in quell’elenco. Perché quello non era disdicevole, non creava allarme sociale? Sono reati tipici che stanno gomito a gomito con la politica. In questo governo c’è un ministero della transizione ecologica, eppure non si è pensato di inserire reati ambientali in questa salvaguardia di andare oltre i due anni? Pensate all’Ilva, alle discariche, a quello che ancora c’è in Campania".
Infine l'ultima domanda posta al magistrato è di carattere personale: gli è stato chiesto se era stanco di fare questa vita così sfiancante. "Non è possibile fermarsi da questa corsa - ha risposto Gratteri - perché ci sono migliaia di persone che credono in noi e che ci vedono come l’ultima spiaggia, la forza, la benzina per andare avanti ce la danno la gente, gli usurati e gli estorti che vengono nel mio ufficio a chiedere aiuto".

Fonte: corrieredellacalabria.it

Foto © Jacopo Bonfili

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