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"Condannare gli otto comandanti che hanno guidato il poligono di Perdasdefogu e del distaccamento di capo San Lorenzo, dal 2004 al 2010, e che rispondono dell'accusa di omissione aggravata di cautele". E' questa, dopo tre ore di requisitoria, la richiesta del pm Biagio Mazzeo formulata ieri alla giudice monocratica del tribunale di Lanusei Nicole Serra. Il processo è quello sui cosiddetti "veleni" di Quirra, iniziato nel novembre del 2014. Il pm ha chiesto 4 anni di reclusione per i comandanti del poligono centrale, Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, e 3 anni per i due comandanti del poligono a mare, Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzon, che rispondono solo del danneggiamento del fondale marino. 
I primi sei sono tutti accusati di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri, perché non avrebbero interdetto al pubblico le zone militari. Secondo il pm Mazzeo, "il disastro ambientale è stato reiterato nel tempo con immissioni nell'atmosfera di grandi quantità di sostanze tossiche, che poi si sono depositate sul terreno, sulle falde acquifere e sui fondali marini. Gli otto comandanti non solo hanno omesso le cautele quando erano in servizio ma non sono intervenuti con i successori affinché si prendessero provvedimenti. Per questo motivo - ha sottolineato il pm - la prescrizione dovrebbe decorrere dal momento in cui e' cessato il pericolo, ovvero dal 2011". 
Nel corso della discussione il pm ha fatto un excursus a partire dalle prime battute delle indagini nel 2011, coordinate dall'ora pm Domenico Fiordalisi e ha proseguito poi con le testimonianze, le perizie e le consulenze rese nel dibattimento che per il magistrato "hanno dimostrato l'omissione di cautele e il disastro provocato". "Negli anni che vanno dal 2006 al 2010, almeno una dozzina tra militari e pastori delle aree non interdette del poligono si sono ammalati di linfomi e tumori rari e diversi sono morti - ha proseguito Mazzeo -. Che nel poligono non ci fossero le cautele, ci è stato raccontato dall'ufficiale Assetta Binda, incaricato di coordinare l'attività di brillamento di bombe obsolete che avveniva senza protezione, ci è stato confermato dal professor Camboni consulente incaricato da Fiordalisi, che ha dimostrato la presenza di sostanze radioattive nel territorio, come il torio e i metalli pesanti". 
Il processo riprende oggi con le arringhe delle parti civili che difendono la Regione, i pastori, le famiglie delle vittime, le associazioni ambientaliste, alcuni Comuni. Persone che hanno affollato l'aula stamattina e che attendono giustizia da sette anni. Il processo, infatti, nella sua evoluzione ha anche subito un lungo stop (un anno e mezzo) quando il giudice aveva rimesso alla Corte Costituzionale il quesito sulla richiesta di danno ambientale da parte della Regione, respinta dalla Consulta nel giugno del 2016.

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