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Era desiderio della famiglia e della compagna di Peter de Vries (in foto) che chiunque con lui avesse condiviso e significato qualcosa potesse esprimere un proprio pensiero inviandolo alla RTL, l’emittente televisiva olandese per cui De Vries ha lavorato regolarmente. Lo conobbi troppo tardi, iniziando con lui un confronto sul tema delle infiltrazioni mafiose che riguardavano il Recovery Fund europeo. Ho scoperto solo dopo la sua morte, documentandomi in maniera più approfondita, che De Vries aveva un tatuaggio sul suo corpo in cui c’era scritto: "In ginocchio non c'è modo di essere liberi". Questo tatuaggio s’ispira senza dubbio al nostro Peppino Impastato quando si esprimeva così: “Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”. Questo ha cercato di fare con forza, determinazione e, devo riconoscere, con grande coraggio, Peter de Vries. Per quel poco che ho potuto conoscerlo, mi è parso subito un combattente instancabile e coraggioso sempre contro ogni tipo di sopruso o silenzio complice. De Vries ultimamente con le sue inchieste si occupava di mafie e in particolare dei cartelli della droga presenti nella sua terra. Il giornalista olandese ha avuto il merito di portare alla ribalta le minacce, le intimidazioni e le violenze contro gli organi di stampa e i singoli giornalisti che si occupano di criminalità organizzata anche in un Paese apparentemente tranquillo come l’Olanda. Il magistrato inquirente che si occupa del caso, ha dichiarato che l'omicidio potrebbe essere collegato con il fatto che de Vries sia stato confidente del testimone principale nel processo al presunto boss della droga Ridouan Taghi, accusato di complicità in molti omicidi e tentati omicidi. Le inchieste giornalistiche serie, condotte con lo stile di Peppino Impastato, Pippo Fava, Mario Franzese, Mauro Rostagno, Beppe Alfano, Mauro De Mauro, Giancarlo Siani, per ricordarne soltanto alcuni più noti, sono oggi diventate nuovamente pericolose e stanno spingendo la criminalità organizzata al riutilizzo della violenza poiché il metodo corruttivo con giornalisti di questa caratura morale non funziona (penso a Daphne Caruana Galizia). C’è anche un problema più ampio da dover prendere in considerazione. Ridouan Taghi è il principale imputato nel processo Marengo. Si tratta di un procedimento istruito contro trentasei membri della “Mocro Maffia”: è il più grande processo a un’organizzazione criminale mai tenutosi nei Paesi Bassi. Il boss marocchino, sottoposto a procedimento penale, ha contatti in tutto il mondo e in Italia inevitabilmente anche con la ndrangheta calabrese. Fin dagli anni novanta la cosca dei fratelli Crupi importava fiori nei Paesi Bassi. Solo pochi anni fa la polizia olandese ha scoperto che la società di “import-export” era soltanto una copertura per portare e distribuire all'estero cocaina. A confermare la presenza della ‘ndrangheta il fatto che nei Paesi Bassi, vicino ad Amsterdam, si nascosero anche due degli autori della faida di Duisburg. Il ruolo della 'Ndrangheta in Olanda non è per nulla marginale come pensano purtroppo in tanti. Spero che dopo la morte di de Vries si diventi ancora più coraggiosi nel segnalare e fare inchieste serie e approfondite sulle attività delle mafie nel Paese dei tulipani. La 'Ndrangheta si è infiltrata nel sistema politico ed economico olandese, il punto è che nessuno può dire con quale volume di affari e con quale intensità. Le nuove ndrine investono in ristoranti, pizzerie, negozi, tutte attività collegate con la mafia. Casinò, hotel, centri commerciali, turistici oggi sono nelle mani delle mafie italiane, in primis, della ‘ndrangheta. Il settore delle scommesse online (cfr. calcioscommesse), ad esempio, si adatta perfettamente al riciclaggio e al trasferimento di denaro sporco da ripulire. Le organizzazioni mafiose sono spesso riunite in grandi trust, per cui è difficile identificare chi sia il vero burattinaio. I clan si alleano tra loro per fare affari e, al momento, allo scontro frontale preferiscono l’accordo lucroso. Il problema da affrontare, come convenimmo anche con Peter in uno dei nostri collegamenti, è l’assenza di un sistema transnazionale di lotta alle mafie che sia soprattutto proporzionato alla pervasività e alla internazionalizzazione del crimine organizzato. Il delitto di associazione per delinquere di stampo mafioso, il nostro 416bis, non esiste in molti Stati membri dell’Unione Europea. L’Europa non ha ancora una legislazione antimafia efficace. Finché non avremo una legislazione europea che permetta alla magistratura e alle forze di polizia in Europa di cooperare in modo efficiente e veloce, le mafie saranno sempre un passo avanti. Gli promisi che lo avrei messo in contatto con il mio amico Franco Roberti, ex procuratore nazionale antimafia in Italia, tra i magistrati viventi più competenti in materia di criminalità organizzata. Non ho fatto in tempo perché il 6 luglio, Peter de Vries, è stato colpito a morte ed è poi deceduto nove giorni dopo soltanto perché aveva adempiuto il proprio dovere. Mi piace chiudere questo ricordo con un pensiero di Pippo Fava: “Ritengo che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”. Questo è il vero giornalismo che oggi purtroppo è sempre più difficile fare, pena la propria vita.

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