La Consulta ha dichiarato incostituzionale l'articolo 13 della legge sulla stampa che fa scattare obbligatoriamente, in caso di condanna per diffamazione a mezzo stampa compiuta mediante l'attribuzione di un fatto determinato, la reclusione da uno a sei anni insieme al pagamento di una multa. E' stato invece ritenuto compatibile con la Costituzione l'articolo 595, terzo comma, del Codice penale, che prevede, per le ordinarie ipotesi di diffamazione compiute a mezzo della stampa o di un'altra forma di pubblicità, la reclusione da sei mesi a tre anni oppure, in alternativa, il pagamento di una multa. Quest'ultima norma consente infatti al giudice di sanzionare con la pena detentiva i soli casi di eccezionale gravità".
Al contempo resta "attuale la necessità di un complessivo intervento del legislatore, in grado di assicurare un più adeguato bilanciamento - che la Corte non ha gli strumenti per compiere - tra libertà di manifestazione del pensiero e tutela della reputazione individuale, anche alla luce dei pericoli sempre maggiori connessi all'evoluzione dei mezzi di comunicazione, già evidenziati nell'ordinanza 132". Lo sottolinea la Corte costituzionale nella sentenza con cui ha fatto cadere l'obbligo del carcere per giornalisti, che ora resta limitato alle ipotesi di eccezionale gravità. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.

In foto: l'aula della Corte Costituzionale © Imagoeconomica

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