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L'ex presidente degli industriali siciliani attacca Cicero che annuncia querela

Difesa e attacco. E' così che Antonello Montante, ex presidente degli industriali siciliani sotto processo per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, si è difeso ieri durante l'esame nel processo d'appello. Difesa, fuori dall'aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta, contro le accuse dell'avvocato Piero Amara che lo ha tirato in ballo come intraneo alla fantomatica loggia massonica Ungheria ("Non conosco Amara, non l'ho mai conosciuto..."). Attacco, rispondendo alle domande dei propri legali (gli avvocati Carlo Taormina e Giuseppe Panepinto), in particolare contro il suo principale accusatore, Alfonso Cicero, ex presidente dell'Irsap Sicilia ed ex commissario Asi, parte civile nel processo e ieri in aula.
"Alfonso Cicero sa di mentire, una cosa è dire 'non ricordo' e un'altra è mentire. Giusto o sbagliato mi assumo la responsabilità di avere nominato Cicero all'Irsap. Lui mi faceva tenerezza. Era come se l'Irsap appartenesse a lui, come un asset familiare a lui lasciato. Non capiva che era un incarico fiduciario, politico". E poi ancora ha detto: "Abbiamo sbagliato valutazione nel segnalarlo come commissario Asi. Nel 2007 Cicero mi chiese di dire al Presidente Lombardo che voleva diventare Presidente della Crias. Il 10 dicembre 2007 lo accompagnai da Lombardo, che rispose che lo aveva già messo nel Cda e che ne doveva parlare". Mentre all'Irsap, di cui divenne presidente, "venne indicato da Confindustria". "Nel 2013 ho insistito con il Prefetto di Agrigento Ferrandino per fargli assegnare una scorta - ha affermato ancora Montante - per le lotte che portava avanti nell'interesse di Confindustria. A noi di Confindustria interessava che Cicero eliminasse dalle Asi le persone del malaffare e facesse attività antimafia e doveva farlo perché aveva un protocollo di legalità imposta rigidamente dal codice di Confindustria. Quando mi presentai da Centaro (alla Commissione antimafia ndr) dissi che non eravamo sceriffi ma volevamo un mercato libero e non controllato, quindi perfetta legalità. Ogni denuncia Cicero la portava a Confindustria, prima di depositarle e scritte a mano ed era il suo compito come appartenente a Confindustria".
Intanto l'avvocato Annalisa Petitto, legale di Cicero, ha annunciato querela nei confronti dell'ex leader di Confindustria. "Ho ricevuto incarico dal mio assistito, parte offesa e parte civile costituita nei processi a carico del Sistema Montante - ha dichiarato Petitto - di querelare Montante per le innumerevoli e gravi calunnie infamanti e palesemente infondate poste in essere in suo danno tanto nelle scorse udienze che in quella odierna nonché di quelle che l'imputato Montante vorrà continuare a proferire ai danni del mio assistito". E Cicero ha aggiunto: "Sono soltanto calunnie quelle proferite, senza alcun ritegno, dall'imputato Antonio Calogero Montante (condannato in primo grado a 14 anni di reclusione, ndr), contro la mia persona, tanto nelle precedenti udienze che in quella di oggi, tenutesi davanti la Corte di Appello di Caltanissetta. L'imputato Montante ne risponderà davanti ai Tribunali".
Nelle prime due udienze dedicate all'interrogatorio, chiesto dalla difesa di Montante, rappresentata dagli avvocati Giuseppe Panepinto e Carlo Taormina, Montante ha ripercorso la sua attività in Confindustria, e parlato anche di politici e magistrati.
Ieri Montante, ex icona dell'antimafia, in sei ore di esame ha detto di "non avere mai parlato di antimafia" ma di "attività legalitaria" perché "mica eravamo sceriffi...".
Secondo l'accusa, rappresentata dalla Procura generale di Catania, perché i magistrati nisseni hanno chiesto di essere esonerati, avrebbe "assoldato" esponenti delle forze dell'ordine e imprenditori per ottenere informazioni sull'inchiesta che era scattata nei suoi confronti nel 2015, dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti di mafia. Una rete di spionaggio, intessuta offrendo in cambio "favori" sotto forma di assunzioni di parenti e amici, ma anche organizzando un capillare sistema di dossieraggio e di raccolta abusiva di informazioni sul conto di quelle figure che potevano essere considerate "nemiche". Montante, ovviamente, ha negato di aver fatto dossier.

Foto © Imagoeconomica

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