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L'udienza preliminare è prevista per il prossimo 2 luglio

La Dda di Catanzaro guidata dal procuratore della repubblica Nicola Gratteri ha chiesto il rinvio a giudizio di 78 persone fra cui l'assessore della regione Calabria Franco Talarico (Udc), accusato di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso nell'ambito dell'inchiesta 'Basso profilo' - coordinata dai Sostituti procuratori Paolo Sirleo e Veronica Calcagno - condotta contro le cosche di 'Ndrangheta del crotonese e la rete di interessi convergenti con politici, imprenditori, pubblici amministratori.
Tra le persone coinvolte non compare l'ex segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, il quale si è dimesso poche ore dopo il suo coinvolgimento nell'inchiesta e il cui nome figurava nel provvedimento di chiusura delle indagini dell'11 maggio scorso con l'accusa di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso.
La Procura guidata da Gratteri aveva anche chiesto il rinvio a giudizio dell'ex presidente di Confindustria Giovani di Crotone Glenda Giglio, per il notaio di Catanzaro Rocco Guglielmo, per l'ex consigliere comunale di Catanzaro Tommaso Brutto e per l'ex finanziere Ercole D'Alessandro.
Il tutto era partito da un blitz del gennaio scorso che aveva portato a 48 misure di custodie cautelari a carico di alcuni esponenti delle 'ndrine tra le più importanti di Crotone quali, Isola Capo Rizzuto e Cutro: i 'Bonaventura' 'Aracri', 'Arena' e 'Grande Aracri'.
Oltre agli 'ndranghetisti erano stati arrestati anche imprenditori di spessore ed esponenti della pubblica amministrazione ritenuti collusi con le organizzazioni criminali.
I reati contestati ai soggetti sono stati a vario titolo di associazione mafiosa, corruzione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, rivelazione di segreto d'ufficio e scambio elettorale politico-mafioso.
Nel corso del provvedimento Talarico era finito ai domiciliari con l'accusa di associazione a delinquere aggravata dalle modalità mafiose e voto di scambio (reati poi rimodulati in obbligo di dimora) ma il Tribunale del Riesame aveva fatto cadere le aggravanti mafiose reimpostando il 416 ter (o scambio elettorale politico-mafioso) in corruzione elettorale. Di conseguenza per l'esponente dell'Udc venne fatta decadere anche l'aggravante mafiosa per il secondo reato contestato, l'associazione a delinquere, inoltre scaduti i termini della misura cautelare, il Gip aveva revocato gli arresti.
Ora l'assessore regionale rischia il processo per i suoi rapporti con l'imprenditore Antonio Gallo il quale secondo gli inquirenti contiguo alle cosche crotonesi.
Infatti Talarico avrebbe ricevuto l'appoggio elettorale da Da Gallo in concomitanza alle elezioni politiche del 2018 in cambio dell'introduzione "in ambienti politico-istituzionali nazionali" di due imprenditori presentati anche a Cesa. Inoltre, sempre in riferimento alle elezioni politiche del 2018, in quella occasione secondo l'accusa Talarico si sarebbe incontrato con alcuni referenti reggini dell'imprenditore Antonio Gallo - ritenuto soggetto di riferimento dei clan del Crotonese - "dichiaratamente vicino all'ex senatore Antonio Caridi" e "in particolare a Natale Errigo (anch'egli indagato, ndr) imparentato con esponenti della cosca De Stefano-Tegano di Archi".

Il rapporto fra Talarico e Gallo sarebbe stato intermediato da Tommaso Brutto e Saverio Brutto, rispettivamente padre e figlio, di cui il primo consigliere di minoranza del comune di Catanzaro fino al dicembre scorso, e il secondo assessore, poi sospeso, al comune di Simeri Crichi.

Foto © Imagoeconomica

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