Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Renato Brichetti, oggi presidente della sezione in Cassazione, e già giudice istruttore che si occupò del crac del Banco Ambrosiano, ha deposto davanti al Tribunale competente per il processo in merito alla strage di Bologna del 2 agosto 1980 in cui sono imputati Paolo Bellini (quale autore dell’attentato), Piergiorgio Segatel (per depistaggio) e Domenico Catracchia (per falso).
L'oggetto della testimonianza è stata la sparizione di un manoscritto su cui era scritta la dicitura "BOLOGNA- 525779-X.S" e contenente una serie di operazioni bancarie, ritrovato nel portafoglio di Licio Gelli il giorno del suo arresto avvenuto il 13 settembre del 1982.
I giudici dell'epoca che indagavano sul crac del Banco Ambrosiano non si curarono mai di chiedere all'ex capo della P2 il riferimento a Bologna. Motivo? Perché quello stesso riferimento venne fatto sparire.
Infatti, dopo il sequestro del documento, gli inquirenti non videro la dicitura, mancava cioè proprio la copertina con la scritta "Bologna" e di conseguenza quando interrogarono Gelli - per ben due volte - le domande vennero indirizzate unicamente ai conti del Banco.
L'accusa al processo è convinta che dietro al fallimento della banca di Roberto Calvi, vi sia stata una regia occulta.
Bricchetti ha detto: "In originale sono sicuro di non averlo mai visto. A fare il lavoro di preparazione dei documenti alcuni finanzieri a disposizione dell’ufficio".
Due di loro (dei finanzieri n.d.r) sono stai identificati e messi sotto indagine da parte degli inquirenti per falso ideologico e favoreggiamento. Si tratta di Gaetano De Gennaro e Francesco Carluccio.
La loro posizione venne già archiviata lo scorso anno per prescrizione di reati ma secondo la procura Generale i due finanzieri sarebbero responsabili di una serie di omissioni e aggiustamenti delle carte che hanno sabotato le indagini sia sull’Ambrosiano sia sulla Strage.
Durante il processo si è parlato anche del "Documento artigli", portante la firma dell'ex capo della polizia Vincenzo Parisi, schedato come riservatissimo dal Viminale, in cui vi sarebbe una sintesi di un incontro avvenuto tra tra l’avvocato di Gelli, Fabio Dean, e Umberto Pierantoni, direttore centrale della polizia di prevenzione.
Durante l'incontro Dean disse a Umberto che gli interrogatori non si spingessero troppo su Bologna altrimenti lo avrebbero costretto a "tirare fuori gli artigli". Alla luce di questi fatti per la Procura si trattò di "minaccia allo Stato".

Fonte: La Repubblica

Foto © Imagoeconomica

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy