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L'ex Nar Gilberto Cavallini, nel gennaio 2020 condannato in primo grado all'ergastolo per concorso nella Strage del 2 agosto 1980, ha fatto sapere alla Corte d'Assise di Bologna, tramite una lettera del suo avvocato Gabriele Bordoni, che intende avvalersi della facoltà di non rispondere quando sarà chiamato come testimone nell'ambito del nuovo processo sulla bomba alla stazione di Bologna che vede imputati Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia.
Cavallini ha chiesto quindi di non essere convocato, ma la Corte ha fatto sapere di non poter autorizzare un teste a non presentarsi in aula, quindi l'ex Nar dovrà comunque comparire davanti ai giudici, per poi scegliere di non rispondere alle domande.
Nel frattempo proseguono le testimonianze, e nell'udienza odierna ha parlato l'ex agente del Sisde di Padova, Domenico Cartisano. Come i suoi ex colleghi 007 già ascoltati, Cartisano era sotto il comando di Quintino Spella, capocentro del Sisde di Padova, indagato per depistaggio nell'ambito dell'indagine della Procura generale, ma deceduto mentre era in corso l'udienza preliminare. Il teste ha detto di non aver saputo nulla, all'epoca, del possibile attentato in preparazione al giudice trevigiano Giancarlo Stiz e dell'altro "grosso attentato di cui avrebbero parlato tutti i giornali" di cui il detenuto Luigi Vettore Presilio informò il magistrato Giovanni Tamburino nel luglio 1980. Quest'ultimo riferì le informazioni a Spella, che ha sempre negato il colloquio. In aula, convocato dalle parti civili, sarebbe dovuto comparire anche Niccolò Ghedini, senatore di Forza Italia e avvocato personale di Silvio Berlusconi, che alla fine degli anni '70 era nel Fronte della Gioventù di Padova. La notifica dell'audizione però non risulta essere stata ricevuta dal legale. Nella prossima udienza, in programma venerdì 7, si comincerà a parlare del 'documento Bologna' e dei flussi di denaro che secondo la Procura generale è stato distratto dal Banco Ambrosiano e poi è confluito in alcuni conti svizzeri destinati a finanziare la Strage. L'attentato, secondo i Pg, fu in qualche maniera finanziato da Licio Gelli.
In aula sono attesi il capitano della Guardia di finanza Cataldo Sgarangella e Roberto Di Nunzio. Quest'ultimo sarà sentito soprattutto riguardo ai rapporti di suo padre Giorgio Di Nunzio (ucciso nel 1982), con personaggi come Federico Umberto D'Amato e Mario Tedeschi (entrambi deceduti, ma indicati dalla Procura generale come due delle 'menti' dietro la strage) e altre persone legate alla P2 e ai Servizi segreti.

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