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Avrebbe iniziato a parlare coi pm di Catanzaro da oltre un mese

La notizia è di quelle clamorose: Nicolino Grande Aracri ha saltato il fosso. A riportarlo è il Quotidiano del Sud. Secondo il giornale il super boss, a capo di una “provincia” di ‘Ndrangheta radicata ben oltre il Crotonese e che comandava su metà Calabria nonché parte del nord Italia (in ordine parte dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto) avrebbe iniziato a collaborare con la giustizia da addirittura un mese. Il capo mafia, sul quale pendono un sfilza di ergastoli per una decina di omicidi, molti dei quali commessi negli anni di piombo tra il 1999 e il 2000, e vertice di una cosca dalle aspirazioni imprenditoriali, era detenuto nel carcere milanese di Opera quando ha chiesto di incontrare i magistrati della Dda catanzarese guidati da Nicola Gratteri. Oltre alla scia di sangue lasciata dal clan, Nicolino Grande Aracri è conosciuto alle cronache anche per il lavoro di avvicinamento e legami con quelli che definiva "i cristiani buoni", vale a dire colletti bianchi, professionisti, imprenditori, meglio se con addentellati nella massoneria. Tutti personaggi ai quali ora, con la notizia dell’inizio di percorso di collaborazione coi pm del boss. stanno tremando i polsi.
In passato aveva anche cercato di coinvolgere altri boss calabresi nel tentativo di abbandonare la dipendenza dal crimine di Reggio Calabria e formare una Provincia autonoma con base a Cutro. Insomma aveva le mani in pasta un po’ ovunque. "E' un uomo dalla mente criminale raffinatissima”, ha detto il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Nicola Morra “ed è bene considerare che la ‘Ndrangheta cutrese non è un problema della Calabria ma dell'intero Paese. Lui è quello che ha fatto fuori il suo ex capo diventando il riferimento carismatico delle ‘ndrine che sotto la sua guida si sono infiltrate nell'economia emiliana, sconfinando nella bassa Lombardia e nel Veneto”, dice l’ex 5Stelle riferendosi all’omicidio di Antonio Dragone per il quale Grande Aracri era luogotenente (delitto per cui il capo mafia sta scontando una condanna definitiva all’ergastolo). “Un individuo - ha continuato Morra - di bassa istruzione ma di grandi capacità che ha saputo conquistare le fasce della società-bene pronte a piegarsi alla corruzione. Le sue auspicabili dichiarazioni ai magistrati saranno decisive - ha concluso il presidente dell'antimafia - per chiarire le 'schifezze' con la politica”.

Foto tratta da: calabria7.it

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