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La decisione sulla costituzione di parte civile del Consiglio superiore della magistratura nel procedimento che vede imputato a Perugia l'ex consigliere togato Luca Palamara sarà assunta nell'eventuale fase del dibattimento. E' quanto ha deliberato il plenum approvando a maggioranza, con 13 voti a favore, un contrario e 8 astenuti, la delibera portata all'esame dell'assemblea dal comitato di presidenza, dopo il provvedimento con cui il gup di Perugia Piercarlo Frabotta, nel corso dell'udienza preliminare del 9 aprile scorso, ha disposto la notifica "nei confronti del Consiglio superiore della magistratura, in persona del suo vicepresidente pro-tempore, quale persona offesa-danneggiata dai delitti di corruzione". La delibera approvata stabilisce di "riservare all'eventuale fase dibattimentale la valutazione dell'opportunità di costituzione del Consiglio quale parte civile" ritenuto che "la forma ancora inevitabilmente precaria della contestazione, legata alla fase procedimentale in corso, renda opportuno non prevenire immediatamente ad una determinazione sul punto" ma piuttosto "induca a riservare la scelta alla fase dell'eventuale dibattimento quando saranno definitivamente cristallizzati nei suoi contenuti l'ipotesi d'accusa e il rilievo che le condotte sottoposte ad accertamento possano avere avuto in relazione al patrimonio giuridico materiale e morale dell'organo di governo autonomo della magistratura". Contro la proposta ha votato il consigliere laico di Forza Italia Alessio Lanzi mentre si sono astenuti i togati Nino Di Matteo, indipendente, Antonio D'Amato (Mi) e Giuseppe Marra (A&I), e i laici Emanuele Basile e Stefano Cavanna, della Lega, Alberto Benedetti, Filippo Donati e Fulvio Gigliotti, M5S. Durante il plenum, comunque, vi sono stare posizioni contrastanti. In primis Di Matteo ha sottolineato in plenum la propria contrarietà a votare una proposta di delibera così motivata non condividendo il metodo adottato: "Non voterò questa delibera, perché non condivido la parte dispositiva, in cui ci si riserva di decidere nel corso del processo. Qui il processo è già in corso. Noi non possiamo dire che ci riserviamo la scelta alla fase del dibattimento quando saranno definitivamente cristallizzate le imputazioni, perché siamo già in una fase processuale in cui i capi di imputazione sono cristallizzati. Noi come CSM - ha ammonito - non possiamo dire che aspettiamo ancora il dibattimento. E' chiaro che deve essere una scelta ponderata e condivisa sulla base dei capi di imputazione. Ma così come è formulata in odg oggi, la proposta di delibera non è condivisibile. Per questo mi asterrò, e chiedo che tutti gli atti vengano messi a disposizione di tutti i Consiglieri nel momento in cui arrivano al Comitato". Per Di Matteo "sarebbe stato più trasparente rappresentare queste considerazioni al Csm, motivando diversamente la delibera, perché i componenti del Csm devono essere messi a conoscenza tutti quando arrivano gli atti al Comitato". Astenuto anche il laico Emanuele Basile che ha voluto sottolineare la necessità di una rapida costituzione del CSM perché "se, ipotizziamo, Palamara dovesse chiedere il rito abbreviato- ha spiegato- perderemmo questa occasione e resteremmo solo parte offesa. Per questo mi asterrò su questa delibera di cui non condivido la parte motivazionale". Della delibera ha anche parlato il vicepresidente David Ermini spiegando che con essa "non ci si preclude le costituzioni di parte civile" ma "semplicemente, si è deciso di aspettare che da Perugia arrivino tutti gli atti, per prendere una decisione basata sulla conoscenza delle carte e previa interlocuzione con l'Avvocatura dello Stato. Questa prima delibera è stata portata subito in Plenum, su decisione del Comitato, proprio per condividere questa scelta fin dalla trasmissione dell'ordinanza del gip proprio per dare a tutti il tempo di maturare un convincimento discutendone oggi in plenum. Appena riceveremo tutti gli altri atti del processo saranno a disposizione dei componenti".

Foto © Imagoeconomica

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