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Il trojan inoculato nel cellulare dell'ex magistrato romano Luca Palamara "non ha mai" registrato i contenuti di una cena con l'allora procuratore Giuseppe Pignatone e quindi non c'è alcuna intercettazione "sparita" dall'inchiesta condotta dai magistrati di Perugia. Ad affermarlo è il procuratore della Repubblica del capoluogo umbro Raffaele Cantone (in foto). Il magistrato fa riferimento a notizie di stampa secondo cui, nell'ambito del procedimento, sarebbe stata fatta l'intercettazione con il trojan poi fatta "sparire dagli atti". L'informazione viene, in particolare, fondata - ha spiegato nei giorni scorsi Cantone in una nota - su una consulenza di parte "che ipotizza questa possibilità sulla scorta di una interpretazione non corretta di alcune evidenze tecniche". 
Il riferimento è alla perizia disposta da Cosimo Ferri, difeso dall’avvocato Nicola Panella, secondo la quale, nelle ore in cui Palamara era con l’ex procuratore capo di Roma, il suo telefono emetteva degli impulsi e quindi il trojan avrebbe potuto funzionare.
Nei giorni scorsi "Il Riformista" ha pubblicato stralci della perizia tecnica disposta su richiesta di Cosimo Ferri, che fu intercettato insieme a Palamara, Luca Lotti e altri 5 consiglieri del Csm, la notte tra l’8 e il 9 magio 2019, nel famoso dopo cena all’hotel Champagne in cui si discuteva della nomina del futuro procuratore di Roma. 
"Si tratta - ha aggiunto - di una notizia assolutamente destituita di qualunque fondamento. Il trojan inoculato nel cellulare del dott. Palamara non ha, infatti, affatto registrato l'incontro, perché non era, come si è più volte già spiegato in tutte le sedi, programmato in quell'orario per la registrazione. Non vi è quindi alcuna intercettazione sparita e, nello spirito di massima trasparenza, la Procura è disposta a fornire a qualunque organo istituzionale ne farà richiesta le informazioni e le risposte anche tecniche per dimostrare l'assoluta regolarità del suo operato. Ad oggi, fra l'altro, la regolarità dell'attività di intercettazione effettuata è stata ampiamente attestata da una lunga e dettagliata ordinanza di un giudice e se nuove circostanze sono state accertate esse potranno essere riproposte al giudice del processo in corso, essendo quella l'unica sede deputata all'accertamento dei fatti". Cantone, riguardo agli sms del telefonino di Palamara che fu sostenuto "la Procura non aveva acquisito, per ragioni che si alludeva fossero non chiare", sottolinea come la notizia "si è poi afflosciata, rivelandosi una fake news, smentita infatti dalla inoppugnabile circostanza che gli sms non solo erano stati acquisiti ma erano regolarmente depositati agli atti del processo in corso".
Ma gli interrogativi sulla cena non intercettata con Pignatone hanno riguardato anche altri aspetti. Sempre in questa settimana all’interno del Csm il consigliere Nino Di Matteo ha chiesto a un investigatore della GdF che svolgeva le indagini - il maggiore Fabio Di Bella - come mai sia stato deciso di intercettare il presunto corrotto, ovvero Palamara, e non il suo presunto corruttore, l’imprenditore Fabrizio Centofanti
E Di Bella ha sostenuto che la polizia giudiziaria ha costantemente eseguito quel che veniva richiesto dai magistrati perugini - in quella fase, Cantone non aveva alcun ruolo a Perugia ed era presidente dell’Anac - rimettendo nelle loro mani la responsabilità di questa scelta.
Adesso Cantone ha detto di essere disposto a spiegare in ogni sede istituzionale ciò che è avvenuto. E adesso il Csm, che sull'intera vicenda sta facendo un'approfondita indagine, potrebbe anche decidere di convocare il Procuratore capo di Perugia per chiarire definitivamente ogni aspetto sulle presunte incongruenze che da tempo accompagnano l'inchiesta.

Foto © Imagoeconomica

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