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"Nino Di Matteo non era allineato al sistema"

"Nino Di Matteo non era una persona allineata, stesso discorso lo potrei fare per il dott. Alfonso Sabella". E' questa una delle affermazioni che Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati ed ex membro del Csm radiato dall’ordine giudiziario dopo l'inchiesta per corruzione della Procura di Perugia, è tornato a fare pubblicamente dopo la pubblicazione del libro "Il Sistema-Potere, politica, affari: storia segreta della magistratura italiana" (edito da Rizzoli), scritto assieme ad Alessandro Sallusti.
Ieri l'ex magistrato, intervenuto nella trasmissione di La7, Non è l'Arena, condotta da Massimo Giletti, è tornato a parlare della vicenda Di Matteo raccontando alcuni particolari della cena che si tenne nel gennaio 2019 a Roma a cui parteciparono David Ermini (vice presidente del Csm), Federico Cafiero de Raho (capo della Direzione Nazionale Antimafia), Cosimo Ferri (ex Segretario generale di Magistratura Indipendente), Riccardo Fuzio (procuratore generale della Cassazione) e Cesare Sirignano (sostituto procuratore della Dna).
"Quella cena era un modo per parlare anche dei problemi - ha raccontato Palamara - In quel momento ero già indagato, come era uscito su Il Fatto Quotidiano dove si dava conto della mia situazione. Ma in quel momento non era un elemento ostativo. Era anche un modo per mettere in contatto due relazioni. Il mio ruolo, anche dopo il Csm, di rappresentante del mondo politico e associativo era garantire il miglior funzionamento delle istituzioni".
Rispondendo alla domanda del conduttore su chi ha voluto l'estromissione del magistrato Nino Di Matteo dal pool che indagava sulle stragi all'interno della Procura nazionale antimafia ancora una volta ha aggiunto: "Dobbiamo capire se il sistema delle correnti è ancora attuato e se ha escluso i magistrati meritevoli. Qualcuno voleva far fuori Di Matteo? Le scelte organizzative competono al Procuratore generale antimafia, bisogna chiedere a lui e ognuno deve prendersi le sue responsabilità. All'interno della magistratura esisteva un procedimento ostativo perché non era allineato al sistema descritto. Lo stesso discorso potrei farlo per Alfonso Sabella".
E poi ancora: "E' mancata un'autocritica all'interno della magistratura, ci siamo arroccati e siamo diventati una casta che ha alimentato un sistema, di cui facevo parte. Il mio libro è per i tanti magistrati che si alzano e fanno i processi ogni giorni. Noi vogliamo capire se il sistema delle correnti è ancora attuale e quanto ha penalizzato chi non ne ha fatto parte. Io sto rispondendo alle istanze dei magistrati. Nel libro ho raccontato come avveniva la gestione del potere all'interno della magistratura. Se un componente del CSM dice che le correnti hanno qualcosa di mafioso, vogliamo fermarci a riflettere? Se ho fatto quello che ho fatto, al netto delle cose che mi coinvolgono, è per creare un equilibrio e far funzionare meglio la macchina giustizia. Facevo parte del sistema, ma lavoravo per la giustizia".
Nel corso della puntata altri aspetti che sono stati affrontati hanno riguardato lo scontro tra le Procure di Catanzaro e Salerno nell'ambito dell'inchiesta Why Not, che fu sottratta a Luigi De Magistris (nella puntata c'è stato anche un durissimo scontro con l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, intervenuto telefonicamente) e la vicenda delle nomine per la Procura di Roma, chiamando in causa persino Piercamillo Davigo, ex componente del Csm, oggi in pensione. Secondo Palamara lo stesso dovrebbe chiarire "perché votò prima il dottor Viola", cambiando voto la volta successiva, quando votò per Prestipino.

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