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913 i testi citati dall'accusa, oltre 300 gli imputati. 58 i collaboratori di giustizia

Un dibattimento destinato a passare alla storia giudiziaria italiana

E' destinato ad entrare nella storia il maxi processo Rinascita-Scott che si celebra, a partire dal prossimo 13 gennaio, presso il Tribunale di Vibo Valentia nella super aula bunker allestita ad hoc nel polo industriale di Lamezia Terme. Ben 913 sono i testi citati dalla pubblica accusa (Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri con i pm Antonio De Bernardo e Annamaria Frustaci che hanno stilato la lista testi) nel processo con rito ordinario.
Oltre 300 gli imputati. Oltre agli investigatori che hanno seguito da vicino le indagini e redatto numerose informative - carabinieri (soprattutto Ros di Catanzaro, Nucleo Investigativo di Vibo e Ros di Roma), polizia e finanza - a periti e consulenti della pubblica accusa, sono stati chiamati a deporre anche cinque testimoni di giustizia e ben 58 collaboratori di giustizia e fra loro anche il giudice Marco Petrini. Quindi pentiti di primo piano della ‘Ndrangheta vibonese e calabrese, pentiti di Cosa Nostra, della camorra, della Sacra Corona Unita ed anche del clan dei Basilischi (la mafia lucana).
Collaboratori di giustizia di primo livello come Pino Scriva di Rosarno (l’ex “re” delle evasioni e primo pentito della ‘Ndrangheta negli anni ’80), l’ex boss di Messina Gaetano Costa (legato ai Piromalli di Gioia Tauro), l’ex boss di Cosenza Franco Pino, l’ex boss dell’omonimo clan di Siderno Giuseppe Costa, Michele Iannello di San Giovanni di Mileto (condannato per l’omicidio del piccolo Nicolas Green), Gaspare Spatuzza di Palermo (affiliato alla famiglia di Brancaccio guidata dai boss Graviano e che si è accusato dell’omicidio di don Pino Puglisi e di aver rubato la fiat 126 che venne impiegata come autobomba nella strage di via d’Amelio), Tommaso Mazza (già al vertice del clan dei Gaglianesi di Catanzaro), Vincenzo Grimaldi (il cui padre è stato ucciso e per metà decapitato in quella passata alle cronache come la “Strage del venerdì nero di Taurianova”).

L'elenco dei collaboratori di giustizia
Gaetano Albanese di Candidoni, Bartolomeo Arena di Vibo Valentia, Umile Arturi di Cosenza, Luigi Bonaventura di Crotone, Vincenzo Calcara di Castelvetrano, Michele Camillò di Vibo Valentia, Gaetano Cannatà di Vibo Valentia, Antonio Cicciù di Cariati, Giuseppe Comito di Vibo Marina, Angelo Cortese di Cutro, Antonio Cossidente di Potenza, Gaetano Costa di Messina, Giuseppe Costa di Siderno, Francesco Costantino di Maierato, Massimo D’Amico di Mesagne (Br), Pasqualino D’Elia di San Costantino Calabro, Giuseppe Di Giacomo di Acicatena (Ct), Massimo Di Stefano di Lamezia Terme, Luigi Farris di Vibo Valentia, Nicola Figliuzzi di Sant’Angelo di Gerocarne, Antonino Fiume di Reggio Calabria, Domenico Giampà di Lamezia Terme, Giuseppe Giampà di Lamezia Terme, Vincenzo Grimaldi di Taurianova, Michele Iannello di San Giovanni di Mileto, Paolo Iannò di Reggio Calabria, Emanuele Mancuso di Nicotera, Andrea Mantella di Vibo Valentia, Calogero Marcenò di San Cataldo, Vincenzo Marino di Crotone, Tommaso Mazza di Catanzaro, Agnese Merli di Roma, Francesco Michienzi di Acconia di Curinga, Santo Mirarchi di Catanzaro, Giuseppe Morano di Laureana di Borrello, Raffaele Moscato di Vibo Marina, Francesco Oliverio di Belvedere Spinello, Francesco Onorato di Palermo, Roberto Pagano di Cosenza, Marco Petrini (già presidente della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro), Luciano Piccolo di Sant’Ilario dello Jonio, Franco Pino di Cosenza, Eugenio William Polito di Ionadi, Gennaro Pulice di Lamezia Terme, Antonio Recchia di Castrovillari, Emilio Santoro (medico di Cariati), Francesco Saraco (avvocato) di Santa Caterina dello Jonio, Antonio Schettini di Portici (Na), Salvatore Schiavone di Nicotera, Giuseppe Scriva di Rosarno, Angiolino Servello di Ionadi, Antonio Sestito di Isola Capo Rizzuto, Gaspare Spatuzza di Palermo, Pasquale Tripodoro di Rossano, Carlo Vavalà di Cessaniti, Cosimo Virgilio di Rosarno, Giuseppe Vrenna di Crotone, Diego Zappia di Oppido Mamertina.

La Dda di Catanzaro ha poi chiesto l’acquisizione al fascicolo del dibattimento dei verbali rilasciati da collaboratori deceduti come: Gerardo D’Urzo di Sant’Onofrio, Domenico Cricelli di Tropea, Rosario Michienzi di Sant’Onofrio, Francesco Fonti di Bovalino (passato alla storia come il pentito delle “Navi dei veleni”).

I testimoni di giustizia
Nunzio Buttafuoco di Maierato, Alfonso Carano di Nicotera, i coniugi Giuseppe Grasso e Francesca Franzè di Briatico (in relazione alle dichiarazioni rese sull’imprenditore ed imputato Mario Lo Riggio), Elisabetta Melana di Zungri (moglie di Ambrogio Accorinti), Ewelyna Pytlarz (polacca ex moglie di Domenico Mancuso, fratello dei boss Pantaleone Mancuso, alias Scarpuni, e Giuseppe Mancuso, detto Bandera).

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