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Anche la Corte d’Appello ha dato torto all’ex padrino di Campolongo Maggiore. Quattro anni di carcere sono quelli che dovrà scontare Felice Maniero, ex boss della mala del Brenta, per aver picchiato e maltrattato Marta Bisello, sua storica compagna sin dai primi anni Novanta. È solo l’ultimo capitolo della lunga storia criminale di Maniero, una carriera iniziata negli anni Settanta nelle nebbiose terre del Piovese e finita (forse) ora nel carcere di Pescara, rinchiuso dopo aver cambiato quattro penitenziari in poco più di un anno.
Per Maniero, adesso, l’unica strada per ritrovare la libertà è la Corte di Cassazione, la quale potrà esaminare il ricorso che gli avvocati di Faccia d’Angelo stanno preparando. La sentenza non ha colpito più di tanto gli addetti ai lavori – che si aspettavano la conferma della condanna con una lieve riduzione della pena – quanto i suoi ex compari di banda. Infatti, più di uno degli ex affiliati ha espresso molti dubbi sui possibili maltrattamenti che Maniero avrebbe inferto alla Bisello. Chi lo ha conosciuto ai tempi in cui la mala del Brenta metteva a ferro e fuoco il Veneto non rammenta di episodi nei quali Maniero avesse mostrato il suo lato feroce con il gentil sesso. Difatti questa vicenda più che dal punto di vista giudiziario deve essere valutata analizzando i legami familiari dell’ex boss. Dopo che Maniero, quattro anni fa, si è presentato in Procura a Venezia per denunciare il cognato Riccardo Di Cicco, che lo aveva aiutato a riciclare quasi 33 miliardi di vecchie lire, frutto del suo patrimonio illecito, i parenti più stretti lo hanno abbandonato. I rapporti con la sorella Noretta, poi uscita dalla vicenda dei soldi riciclati con un’assoluzione, sono diventati sporadici, con mamma Lucia ha smesso di avere quel solido legame che aveva un tempo e il cognato è addirittura finito in carcere dopo le confessioni dell’ex boss. E ora la rottura con Marta, la compagna di sempre. Una relazione finita, secondo la donna, per il comportamento violento di Maniero, il quale in aula ha ammesso di averla picchiata ma “mai con calci e pugni, solo qualche schiaffo, qualche spinta”. Un comportamento che secondo la Bisello sarebbe iniziato nel 2016 a seguito dei primi problemi finanziari dell’ex boss. L’anno precedente infatti la trasmissione Report aveva scoperto che Felice Maniero si era inserito nel business delle casette dell’acqua potabile, sfruttando la propria nuova identità. Svelato che dietro l’anonimo imprenditore Luca Mori si nascondeva l’ex boss della mala, le sue aziende sono presto state costrette a chiudere i battenti. Senza più un lavoro e con parte del proprio tesoro consegnato al cognato ma in seguito mai restituito, Maniero si precipitò dai magistrati veneziani a raccontare il sistema architettato per nascondere agli investigatori le decine di milioni di lire accumulate in vent’anni di carriera criminale. Costretto a rinunciare a quella vita più che agiata a cui i guadagni da boss lo avevano abituato, l’atteggiamento di Faccia d’Angelo sarebbe cambiato. “Mi chiamava “cerebrolesa”, “stupida”, “bastarda”. Diceva che era colpa mia” - ha ricordato la Bisello nelle udienze dello scorso maggio. La caduta dell’ex boss diventa sempre più evidente quando Maniero non riesce nemmeno a mettere più assieme i soldi per pagare l’affitto. “Siamo stati sfrattati tre volte” - ha affermato la donna.
Una cosa difficile da credere dopo aver ascoltato le leggende che ancora circolano a Campolongo Maggiore, come quella che evidenzia come lui fosse riuscito a spendere venti milioni di lire in un solo pomeriggio, o dopo aver letto nel suo memoriale, consegnato alla Corte d’appello di Brescia verso la metà di ottobre, l’elenco di regali fatti alla Bisello nel corso degli anni. “Un anello con una montatura da 4 milioni di vecchie lire con incastonato un diamante da un carato, un orologio d’oro di Cartier costato 22 milioni, un pendente con un altro diamante da oltre un carato, poi almeno 50 milioni in vestiti acquistati in Via Montenapoleone, via della Spiga e vie limitrofe di Milano”. Oppure il famoso zainetto di Chanel da 12 milioni comprato grazie ad un viaggio a Parigi fatto proprio per recuperare quel prezioso cimelio. Oltre alla latitanza di lusso dell’estate del 1994, trascorsa tra Francia e Spagna prenotando con documenti falsi gli hotel più esclusivi.
Oggi di quei momenti rimane solo un lontano ricordo. Come quello del boss Felice Maniero, che dal giorno in cui ha deciso di collaborare con la giustizia, non fa che essere tormentato dal proprio burrascoso passato. Una carriera criminale trascorsa tra rapine, grandi colpi e centinaia di chili di droga spacciati. Un passato che, giorno dopo giorno, sta presentando il conto a rate all’ex boss della mala.

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