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“Infondato il ricorso per motivi aggiuntivi”

Ancora una volta il Consiglio superore della magistratura torna ad occuparsi del caso di Cesare Sirignano (in foto), ex sostituto Procuratore nazionale antimafia trasferito lo scorso luglio alla Procura di Napoli per incompatibilità ambientale dopo la diffusione di alcune intercettazioni che lo vedevano a colloquio con Luca Palamara.
Il magistrato ha infatti presentato un nuovo ricorso al Tar “per motivi aggiuntivi” contro la decisione che fu presa dal Consiglio superiore della magistratura.

Nel ricordo Sirignano ha ribadito che la decisione del Csm sarebbe “illegittima” non solo nel merito, ma anche perché al Plenum per il suo trasferimento partecipò il consigliere togato Nino Di Matteo “che, in quanto oggetto, al pari di due colleghi della PNAA, dei suoi presunti commenti negativi, avrebbe dovuto astenersi, come peraltro prospettato da lui stesso nel corso del plenum. La partecipazione al dibattito e poi al voto del dott. Di Matteo renderebbe quindi illegittima la decisione assunta”. Non solo. Secondo Sirigano “la delibera del 13 luglio avrebbe dovuto considerare la proposizione del ricorso avverso la delibera del maggio 2020 e disporre un’istruttoria e motivare con riferimento ad esso. - si legge nelle carte - Sarebbe poi stato necessario sospendere il procedimento di trasferimento nelle more della definizione di quello disciplinare, nonché tenere conto della incompatibilità del dott. Di Matteo”.
Oggi, però, il Csm, con delibera del plenum avvenuta con due astensioni, ha ritenuto a sua volta “infondato” il “ricorso per motivi aggiunti”, “analogamente al ricorso principale contro la delibera del 21 maggio 2020”.
“Si ritiene che il ricorso per motivi aggiunti proposto dal dott. Cesare Sirignano - si legge nelle conclusioni della pratica della prima commissione del Csm - per ottenere l’annullamento anche della delibera consiliare del 13 luglio 2020, con la quale è stato disposto il suo trasferimento d’ufficio presso la Procura presso il Tribunale di Napoli Nord, sia infondato analogamente al ricorso principale, avverso la delibera del 21 maggio 2020, e che sussistano conseguentemente ragioni più che valide perché il Consiglio Superiore vi resista chiedendone il rigetto”. Per questo motivo il Csm, dopo il parere dell’Ufficio Studi e Documentazione, ha deliberato di “invitare l’avvocatura Generale dello Stato a resistere al ricorso per motivi aggiunti promesso dal dott. Cesare Sirignano dinanzi al Tar del Lazio a chiederne il rigetto”.


di matteo nino 820 c imagoeconomica 1314208

Nino Di Matteo e, sullo sfondo, Luca Palamara


La sospensione e il trasferimento
Lo scorso maggio la prima commissione del Csm aveva disposto l’apertura della pratica di sospensione e poi trasferimento presso il Tribunale di Napoli Nord per Sirignano “per il contenuto di conversazioni intrattenute con il dott. Luca Palamara, oggetto di intercettazioni in un procedimento penale a carico di quest’ultimo”. Infatti, al magistrato gli era stato contestato “di aver tenuto con il dott. Palamara conversazioni relative alla nomina, quale Procuratore della Repubblica di Perugia, di un magistrato di fiducia (Giuseppe Borrelli, ndr), - si legge nella pratica della prima commissione - disponibile ad avanzare richieste di archiviazione relativamente al procedimento penale aperto contro il predetto Palamara e ad iscrivere un procedimento contro il dott. Paolo Ielo sulla base di un esposto presentato ad un altro magistrato”. Vicenda che poi ha portato a un “forte attrito” tra Sirignano e Borrelli. Inoltre, il Csm ha anche contestato a Sirignano di “aver caldeggiato la nomina quale magistrato della DNA del dott. Catello Maresca con un parlamentare della Repubblica, ex magistrato, e di avere, nei colloqui con il dott. Palamara, espresso giudizi negativi su altri magistrati della DNA (dott. De Simone, Sargenti e Di Matteo)”.

Quei commenti su Di Matteo e il pool stragi
Nelle intercettazioni tra Palamara e Sirignano vi erano pesanti considerazioni su Nino Di Matteo, al tempo sostituto procuratore nazionale antimafia ed oggi consigliere togato al Csm, ma anche sul procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho e la nascita del pool stragi-mandanti esterni.

Foto © Imagoeconomica

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