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Il gup del Tribunale di Palermo Marco Gaeta ha emesso 22 condanne, di cui 6 patteggiamenti e 5 assoluzioni in una delle tranche del processo contro i cosiddetti "Spaccaossa", uomini e donne che avrebbero approfittato di persone disperate che pur di intascare poche centinaia di euro sarebbero state disposte a farsi rompere braccia e gambe per truffare le assicurazioni, simulando incidenti stradali, in modo da ottenere indennizzi non dovuti. Un processo è nato dall'operazione "Contra Fides", del 15 aprile dell'anno scorso.
Nelle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Francesca Mazzocco ed Andrea Zoppi, era stata accertata l'esistenza di una vera e propria organizzazione.
La Procura ha accettato i patteggiamenti da parte delle vittime-complici di questo sistema: coloro cioè che accettavano le fratture, in cambio di piccole somme, comprese fra 300 e 500 euro. In abbreviato, con gli sconti di pena di un terzo, sono andati anche gli organizzatori.
Il fenomeno, nell'apertura dell'anno giudiziario 2020, fu preso come esempio dal Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato per evidenziare come i fenomeni criminali siano legati anche all'emergenza sociale che attraversa il Paese e che inevitabilmente genera un "circuito perverso" tra "criminalità mafiosa e illegalità diffusa" che si avvitano "in una spirale che si autoalimenta".
E sull'inchiesta sui cosiddetti "Spaccaossa" diceva: "Si è aperto uno squarcio sulle drammatiche condizioni di vita, sulla estrema miseria in cui nella Sicilia dell'anno giudiziario del 2020 versa una moltitudine di persone talmente disperate da fare la fila per farsi rompere le ossa in cambio di pochi spiccioli. Quale deterrenza può esserci nei confronti di persone disposte ad accettare menomazioni personali in cambio di denaro? Quale rieducazione, dopo aver scontato le pene, per gente così povera e disperata?".
Una riflessione che pone al centro la "questione sociale" che per contrastare i fenomeni mafiosi va necessariamente affrontata.
Alla lettura del dispositivo sono stati condannati Antonino Di Gregorio, a 9 anni e 8 mesi, di Patrizia Alaimo, a 4 anni e 4 mesi, e di Ermanno Campisi, condannato a 4 anni, Emanuela Gallano (5 anni e 8 mesi), Giuseppe Di Piazza (un anno e 8 mesi con la pena sospesa), Antonino Giglio (3 anni e 8 mesi), Gesuè Giglio (4 anni e 2 mesi), Giovanni Napoli (7 anni e 2 mesi), Giovanni Moncada (un anno, un mese e 10 giorni), Emanuele Di Mattei, Francesco Paolo Sanzo, Elisabetta Scarpisi e Rosalia Maria Farina (tutti a 5 mesi 10 giorni ciascuno e con la pena sospesa), Fabio Riggio (4 anni e mezzo), Rita Mazzanares (3 anni e 2 mesi) e Antonino Ferrigno (3 anni e 8 mesi). Altri sei imputati hanno deciso invece di patteggiare la condanna: si tratta di Anna Accardi (9 mesi e 15 giorni con la pena sospesa), Teresa Di Maio (8 mesi pena sospesa), Girolamo Gnoffo (un anno e 8 mesi pena sospesa), Benedetto La Mattina (8 mesi), Carolina Romagnolo (9 mesi e 15 giorni pena sospesa) e Giovanni Tulumello (un anno e 8 mesi pena sospesa). Il giudice ha assolto altri cinque imputati: Francesco Tumminia, Simone Marfia, Girolamo Bonanno, Alberto Alessio Fricano e Antonino Nuccio.
Al contempo è stato disposto che gli imputati risarciscano le parti civili costituite: le compagnie assicurative (Genialloyd, Allianz Italia, Assicurazioni Generali Italia, Admiral Intermediary Services, Unipol e Società Cattolica Assicurazione), nonché l'ospedale Civico e la Grandi Navi Veloci.

Foto © Imagoeconomica

 
 

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