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L’accusa è di corruzione in atti giudiziari

L’ex giudice della Corte d’Appello di Catanzaro Marco Petrini è stato condannato dal Gup del tribunale di Salerno, Vincenzo Pellegrino, a 4 anni e 4 mesi per corruzione in atti giudiziari nell’ambito dell’inchiesta “Genesi”. Condannato anche Emilio Santoro, ex dipendente del’Asp provinciale di Cosenza ritenuto l’anello di collegamento fra Petrini e i suoi corruttori (3 anni e 2 mesi), così come l’avvocato Francesco Saraco, accusato di un tentativo di corruzione con denaro e regali vari (1 anno e 8 mesi). Il Gup ha anche stabilito l'interdizione dai pubblici uffici per Petrini (per 3 anni e 6 mesi), Santoro (per 3 anni) e Saraco (1 anno e 6 mesi). Inoltre, Petrini e Saraco sono stati condannati al pagamento di 311.500 ciascuno in favore del ministero della Giustizia, mentre Saraco dovrà corrispondere allo stesso ministero la somma di 260mila euro. Il Gup, poi, ritenendo che le esigenze cautelari siano venute meno, ha rimesso in libertà sia il giudice Petrini, attualmente sospeso, che Santoro. Le indagini avviate nel 2018 condotte dai Finanzieri di Crotone e coordinate dalla Dda di Salerno hanno consentito di ricostruire una sistematica attività corruttiva dell'allora presidente della Sezione della Corte d'Appello di Catanzaro nonché presidente della Commissione provinciale tributaria. Gli imputati avrebbero promesso e consegnato al magistrato, a più riprese, contanti, gioielli e altri beni ed utilità, in cambio del suo intervento per ottenere provvedimenti favorevoli in processi penali, civili e cause tributarie. “In taluni casi i provvedimenti richiesti al magistrato e da quest’ultimo promessi e/o assicurati erano diretti a vanificare, mediante assoluzioni consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dal Tribunale del dimeno di Catanzaro, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado o sequestri patrimoniali, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari”.

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