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Si presenterà il prossimo 9 novembre davanti al tribunale Internazionale
E’ accusato di un centinaio omicidi, torture e traffico d’organi: “Nessuno può giudicare la nostra lotta per la libertà”

A 21 anni di distanza dalla fine della guerra in Kosovo è giunto il momento per Hashim Thaçi di fare i conti con la giustizia. Ieri l’ex leader dell'Uck (Esercito di liberazione del Kosovo) si è dimesso dalla carica di presidente dopo che il Tribunale speciale dell'Aja per i crimini dell'Uck ha confermato le pesantissime accuse a suo carico. Per il tribunale, che per anni ha indagato su di lui, “Il Serpente” kosovaro deve rispondere di un centinaio di uccisioni, torture, rapimenti, persecuzioni, sparizioni forzate ai danni di militari e membri della comunità serba, rom e oppositori politici di etnia albanese. Tutti crimini commessi tra il marzo 1998 e il settembre 1999 durante il conflitto armato tra Uck e forze serbe. Ma il “capo mafia” deve anche rispondere del fattaccio della “Casa gialla”, una clinica abbandonata dove gli uomini di Thaçi avrebbero per mesi rinchiuso e torturato civili serbi ed espiantato loro le cornee per rivenderle sul mercato nero. Thaçi però nega tutto e in una conferenza stampa dichiara: “A differenza dei serbi, noi siamo sempre andati all’Aja. Nessuno è mai scappato. Giudicare noi è, però, un’ingiustizia: le vittime diventano carnefici. È come se fossero giudicati gli ebrei e non i nazisti.” E ancora. “Sono fiero di aver combattuto con la NATO contro Milosevic”. Nella guerra contro le milizie dell’uomo forte serbo Slobodan Milosevic, il suo ruolo fu di grande importanza essendo uno dei capi delle forze Kosovare, che commisero poi crimini di guerra e crimini contro l’umanità. A porre fine alla guerra fu l’intervento della NATO che bombardò per 78 giorni la Serbia, costringendo Milosevic a ritirare le truppe dal Kosovo che proclamò l’indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008. Le accuse di crimini di guerra sono state confermate anche nei riguardi di Kadri Veselj, ex capo del parlamento del Kosovo e anch'egli come Thaçi tra gli ex leader dell'Esercito di liberazione del Kosovo. Altri due ex militanti e capi dell'Uck, Jakup Krasniqi e Redzhep Selimi, erano stati arrestati qualche giorno fa a Pristina e trasferiti all'Aja. Il Tribunale speciale aveva sollevato le accuse di crimini di guerra a carico di Thaçi, Veselj e altri ex leader Uck il 24 giugno scorso, e Thaçi aveva allora rinunciato a recarsi a Washington a un vertice sulla crisi del Kosovo con il presidente serbo Aleksandar Vucic, su iniziativa dell'amministrazione americana.
Lo scorso luglio Thaçi era stato interrogato per quattro giorni dai giudici del Tribunale dell'Aja, respingendo ogni accusa e ribadendo che quella dell'Uck contro le forze serbe di Milosevic fu una guerra giusta per la liberta' e l'indipendenza del Kosovo. "Nessuno può riscrivere la nostra storia", aveva detto al suo ritorno a Pristina. Thaçi comparirà per la prima volta lunedì 9 novembre dinanzi ai giudici del Tribunale speciale dell'Aja che indaga sui crimini delle milizie kosovare. Nel frattempo a guidare il Kosovo sarà la presidente del parlamento Vjosa Osmani che espleterà temporaneamente le funzioni di presidente della repubblica come prevede la Costituzione.

“Boss mafioso”
“Nessuno può giudicare la nostra lotta per la libertà”. Così in una nota il governo guidato fino a ieri da Hashim Thaçi difende l’operato dell’ormai ex presidente. Mettendo per un attimo di lato le gravissime e imperdonabili azioni sulle quali sta indagando l’Aja, il background di Thaçi va al di là di quella goffa e imbarazzante retorica di “lotta per la libertà”. Stiamo parlando di un soggetto che è stato riconosciuto come “boss mafioso” per via dei suoi stretti legami con la criminalità organizzata. Un aspetto, questo, spesso dimenticato dalla stampa mondiale. Sull’ex presidente kosovaro c'è un ampio numero di prove, riscontri, che appurano la sua “mafiosità” esercitata nell’est europa. I servizi segreti europei, in particolare l’MI6 britannico, il Sismi italiano e il BND tedesco, hanno indicato negli anni Hashim Thaçi come una vera e propria mente criminale. Da un rapporto pubblicato da WikiLeaks risalente al 2005 redatto dai servizi tedeschi, Hashim Thaçi è descritto come uno dei capi della criminalità organizzata internazionale. Il rapporto afferma inoltre che Thaçi sarebbe coinvolto nel traffico di droga, di armi e nella tratta di esseri umani, così come avrebbe ordinato vari omicidi. Non esclude inoltre possibili collegamenti con cellule terroristiche di matrice islamista. Lo studio contiene la struttura della criminalità organizzata del Kosovo i cui leader - secondo il BND - sono Thaçi, il suo più stretto collaboratore Dzavit Halit, vicepresidente del Parlamento del Kosovo e membro della commissione per l'integrazione europea; lo sponsor finanziario di Thaçi Ekrem Lluka; Ramush Haradinaj, leader del partito d'opposizione "Alleanza per il futuro del Kosovo" e, come Thaçi e Halit, in passato uno dei capi dell'esercito di liberazione del Kosovo.
Sempre secondo il rapporto "il Kosovo è il centro della criminalità organizzata, da lì viene controllato il crimine in tutta Europa. (...) Il Kosovo è diviso in tre zone di influenza: Drenica, Dukadjini e la parte nord-orientale. Sono controllate dagli ex leader dell'UCK, strettamente legati ai politici albanesi che hanno influenza nel sud della Serbia e in Macedonia. Il gruppo di Drenica è guidato da Thaçi e collabora con le organizzazioni criminali in Albania, Macedonia, Bulgaria e Repubblica Ceca. Il gruppo ha istituito un proprio "servizio di sicurezza" e di questioni simili si occupa il SHIK, l'agenzia di intelligence kosovara, istituita nella seconda metà del 1999 a Pristina su iniziativa di Thaçi. In realtà i servizi segreti si occupano di spionaggio, intimidazione ed eliminazione delle forze democratiche tramite killer di professione. Nella diaspora albanese ci sono rami ben organizzati del SHIK. Ad esempio la rete in Germania è diretta da un albanese che vive nel Baden-Württemberg”. Si legge inoltre: "Tramite la società "Salbatring" a Pristina, che in parte è di proprietà di Halit, Thaçi è legato al riciclaggio di denaro sporco e al contrabbando di carburante e sigarette. Dall'ottobre 2003 Thaçi è accusato di traffico di armi e droga attraverso gli albanesi che vivono ad Amburgo".
In effetti nel luglio del 2003 il “Serpente” venne arrestato a Budapest dietro mandato dell’Interpol ma subito rilasciato in seguito ad una richiesta della missione ONU in Kosovo (UNMIK). L’ennesima dimostrazione d'impunità di cui l’ex leader Uck ha potuto godere per lungo tempo. Incassò infatti la protezione pubblica di Clinton nel 1999 prima del bombardamento del Kosovo e quando, nel 2000, l’ex procuratore internazionale Carla Del Ponte intendeva perseguirlo ricevette l’ordine di Madeleine Albright, all’epoca segretario di Stato americano, di omettere il nome di Thaçi dalla lista dei sospettati. (Michael Choussudovsky, globalresearch.ca)
Per la Del Ponte, la questione è rimasta sempre aperta tanto che nel 2008 dedicò al presidente del Kosovo un intero capitolo del suo libro “La Caccia”. Nel libro sono ribadite le accuse di partecipazione al traffico internazionale di stupefacenti, armi, essere umani, compreso il terrificante sospetto di traffico di organi umani. Secondo la Del Ponte, infatti, Hashim Thaçi è sospettato d’essere stato a capo d’un “depravato sistema di potere”. Parole pesanti che si aggiungono a quelle racchiuse in un rapporto firmato dal senatore svizzero Dick Marty che lo descrive come “il più pericoloso dei boss criminali dell’Uck”.

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