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di AMDuemila
“Il sito Stormfront? E’ stato uno squallido palcoscenico su cui esibirsi per dare voce alle loro becere, farneticanti esternazioni di discriminazione razziale ed incitamento all’odio ed alla violenza contro gli ebrei, i neri, i diversi, le minoranze, per 6 imputati. Il medesimo sito per tutti gli altri imputati ha rappresentato, oltre a tutto ciò, anche quel fondamentale punto di aggregazione ideologico e 'culturale', strumentale all’elaborazione, alla pianificazione, alla concertazione delle strategie d’intervento ritenute più efficaci per la realizzazione del programma criminoso di partenza”. E’ quanto viene scritto nella motivazioni della sentenza del processo “Stormfront” che lo scorso 10 febbraio ha condannato 29 imputati. I motivi che hanno spinto la corte a condannare gli imputati (per associazione a delinquere (la prima associazione 'virtuale' riconosciuta da un tribunale italiano) finalizzata alla diffusione d’idee fondate sull’odio razziale ed etnico e incitamento a commettere atti di violenza o di provocazione alla violenza, per motivi razziali etnici, nazionali o religiosi) sono richiuse in 130 pagine che sono state depositate qualche giorno fa. La corte, nel spiegare le loro ragioni, hanno accettato appieno quanto sostenuto dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli. “Ogni scritto e immagine di questo video (ovvero un video postato contro il popolo ebraico, ndr) - si legge nelle carte - trasuda rancore, odio, avversione e disprezzo non, si badi bene, nei confronti di questo o un altro determinato personaggio, ovvero di questo o altro settore o categoria, bensì nei riguardi di tutti gli appartenenti al popolo ebraico, in ragione del puro e semplice fatto di tale appartenenza e dunque, in definitiva, della loro identità”. Secondo la motivazione un motivo d’allarme rispetto ai partecipanti al sito Stormfront “rappresentò per gli inquirenti la constatazione della vasta eco, che puntualmente trovavano sul sito, gravissimi fatti di cronaca a sfondo razziale, con pubblicazione di commenti che si traducevano in vera e propria apologia delle suddette imprese criminose”. Persone come Roberto Saviano o l’ex assessore capitolino Carla di Veroli, l’ex ministro Andrea Riccardi o il presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici e qualsiasi persona intervenisse per prendere posizione su quei fatti di cronaca, era diffamato e preso di mira con insulti razziali “orribili, vergognosi e decisamente diffamatori”.

Foto © Imagoeconomica

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