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Addiopizzo: “Dimostrazione che è possibile denunciare”
di AMDuemila
Due assoluzioni e quattordici condanne per un totale di 150 anni di carcere. Si conclude così, in appello, il troncone del processo in ordinario nato dalla maxioperazione “Apocalisse” del giugno 2014.
Diciotto gli imputati che in primo grado avevano avuto complessivamente 160 anni di carcere, ora ridotti a poco meno di un secolo e mezzo per i sedici condannati dalla seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo. Uno dei due scagionati è Camillo Graziano (classe 1967, specificazione necessaria perché ha un cugino omonimo coinvolto in altri processi): l'uomo è stato assolto e scarcerato dopo circa tre anni di reclusione e in primo grado aveva avuto 15 anni. L'altro assolto è Massimiliano Ammirata, che però era stato condannato a solo un anno e tre mesi per corruzione elettorale.
Pena ridotta poi, anche se di poco, a Ignazio Di Maria, perché assolto da un capo d'imputazione, ora la sua condanna è passata da 15 anni a 14 e mezzo di carcere. Stessa riduzione (da 15 a 14 e mezzo) per Agostino Matassa, che invece ha ottenuto la prescrizione di un'accusa. Per il resto sentenza confermata e respinti anche gli appelli dell'accusa contro l'assoluzione di Salvatore Buccafusca e le parziali assoluzioni, in primo grado, degli stessi Graziano e Matassa e di Seam D'Angelo, che si è visto ribadire i 3 anni e 8 mesi che aveva avuto in primo grado, il 14 giugno 2017: per lui la Procura generale aveva chiesto 14 anni. Le pene inflitte agli altri imputati rimangono dunque le stesse: Gaetano Ficano e Vincenzo Russo un anno e tre mesi ciascuno; Domenico Barone 13 anni e 6 mesi; Giuseppe Calvaruso 17 anni e 10 mesi; Girolamo D'Alessandro 2 anni e 8 mesi; Salvatore D'Urso 16 anni; Giuseppe Faraone 4 anni e 6 mesi; Sebastiano Filingeri 16 anni; Giuseppe Giorlando 5 anni e 6 mesi; Ciro Guccione 3 anni e 6 mesi; Francesco La Barbera 7 anni; Agostino Matassa 15; Giuseppe Messia 7; Girolamo Taormina 13 anni.
La Corte ha anche confermato i risarcimenti in favore delle parti civili costituite: le associazioni La verità vive e Antiracket e antiusura, Confartigianato, Libero Futuro, il Centro studi Pio La Torre, Addiopizzo, il Comune, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria Palermo, Fai, Solidaria, Sos Impresa. I giudici hanno disposto risarcimenti pure in favore di imprenditori vittime del racket, pure loro costituiti in questo processo: si tratta dei legali rappresentanti delle aziende Conca d'Oro Bowling, Ipa srl e Tecnoscavi e di altri undici privati che avevano deciso di schierarsi apertamente contro le cosche della zona di Resuttana e San Lorenzo. La sentenza di oggi, che ha in gran parte confermato le condanne inflitte dal tribunale il 14 giugno 2017, spinge Addiopizzo a un commento ampiamente positivo: esce infatti ribadito, scrive il comitato in una nota, "anche questa volta come ormai esista la concreta possibilità di denunciare". Molte delle vittime erano state stimolate a costituirsi da Addiopizzo e si tratta di "commercianti e imprenditori che nel corso delle indagini avevamo accompagnato da carabinieri, polizia e guardia di finanza. Ci inquieta però che i vuoti creati dall'azione repressiva, possano, nel tempo, rimanere tali e senza risposte politiche, oggi più di ieri. Vuoti che in questo periodo drammatico diventano voragini se il lavoro, l'accesso al credito, la cassa integrazione, il sussidio alimentare, l'istruzione e la salute rimangono più che diritti per tutti un'illusione per tanti". "A una sempre più incisiva e costante repressione, portata avanti da magistrati e forze dell'ordine, non seguono vigorose politiche sociali e sul lavoro, indispensabili per superare fenomeni criminali e mafiosi. Per tutto questo - conclude Addiopizzo - proseguiamo il nostro impegno quotidiano per le strade di Palermo e in provincia. Con i nostri limiti ma con l'energia e l'entusiasmo di sempre, a fianco di chi si oppone al racket e insieme a chi, alla Kalsa, vive situazioni di disagio economico e sociale".

Foto © Imagoeconomica

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