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di AMDuemila
E’ tornato in carcere il presunto boss della cellula mafiosa di Favignana (Trapani), Vito D'Angelo, 72 anni, spedito ai domiciliari per il rischio di contagio legato all’epidemia del Coronavirus. I militari dell’Arma dei carabinieri hanno trovato l’uomo mentre era in compagnia con delle persone non autorizzate ad incontrarlo, violando il provvedimento del Tribunale di Trapani che aveva accolto la richiesta dei suoi difensori. I magistrati antimafia della Dda di Palermo (procuratore aggiunto Paolo Guido, sostituto procuratore Gianluca De Leo) hanno chiesto il rafforzamento della misura, concesso dai giudici di Trapani. I carabinieri è già la terza volta che hanno arrestato D’Angelo, che già in un'occasione era stato riportato in carcere a causa delle sue frequentazioni ai domiciliari.
Il presunto boss, di origini agrigentine, era finito in manette il 5 marzo dello scorso anno nel blitz antimafia Scrigno in cui furono arrestate venticinque persone, tra cui l'ex deputato regionale Paolo Ruggirello. Nel corso dell’operazione furono anche arrestati i fratelli Francesco e Pietro Virga, eredi del boss Vincenzo arrestato nel 2001 da latitante. Per gli inquirenti i due avevano allungato i loro tentacoli anche sull'isola di Favignana, per il tramite di Vito D'Angelo, reduce da una lunga detenzione per omicidio. I rampolli di mafia erano insoddisfatti del ruolo di D'Angelo ma soprattutto di Francesco Russo, piccolo imprenditore a servizio della famiglia, poco tollerante con le vittime delle estorsioni isolane. "Vossia gli deve dire che lui deve portare tutta l'acqua a questo mulino, Ciccio Russo non deve andarci più", dicevano i Virga a D'Angelo. All’interno dell’inchiesta sarebbe anche emersa la strada che portava ai rifiuti, riportando d'attualità i vecchi interessi della mafia targata Virga, con un affare che riguardava la raccolta degli inerti su alcuni cantieri edili allestiti su Favignana.

Fonte: Agi

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