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di AMDuemila
Bonafede: "Su scarcerazioni decreto un segnale forte"

Come annunciato il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro della giustizia Alfonso Bonafede, ha approvato un decreto legge che introduce misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, ulteriori misure urgenti in materia di ordinamento penitenziario, nonché disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile, e disposizioni urgenti in materia di tutela dei dati personali nel tracciamento dei contatti e dei contagi da Covid-19.
Nello specifico, per quanto concerne le intercettazioni, si stabilisce che la nuova normativa in materia si applichi ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, anziché, come attualmente previsto, a quelli iscritti dopo il 30 aprile 2020.
Dopo le polemiche e gli allarmi sulle scarcerazioni di boss mafiosi, avvenute le scorse settimane, si è intervenuti a integrazione della disciplina penale relativa alla detenzione domiciliare e alla concessione dei permessi, stabilendo che, nel caso in cui le istanze siano presentate per detenuti per i reati di mafia o terrorismo, l'autorità competente, prima di pronunciarsi, chieda, tra gli altri, il parere del procuratore della Repubblica presso il tribunale che ha emesso la sentenza e, nel caso di detenuti sottoposti al regime previsto dall'articolo 41-bis, anche quello del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo in ordine all'attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata ed alla pericolosità del soggetto. Salvo che ricorrano esigenze di motivata eccezionale urgenza, il permesso non potrà essere concesso prima di ventiquattro ore dalla richiesta degli stessi pareri, mentre per l'applicazione della detenzione domiciliare, il magistrato di sorveglianza ed il tribunale di sorveglianza decidono non prima, rispettivamente, di due giorni e di quindici giorni dalla richiesta dei suddetti pareri, anche in assenza di essi.
Il decreto è "un segnale molto forte", ha detto il ministro Bonafede. Il governo vuole "rafforzare ulteriormente il contrasto alle mafie nel pieno rispetto dell'autonomia della magistratura" ha detto in un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano prima di entrare nel Consiglio dei ministri. Il ministro si è anche detto "amareggiato per il fatto che la lotta alla mafia venga strumentalizzata per attaccare il governo", perché "è sbagliato mentire, sostenendo che sono usciti con leggi di questo governo". Alla domanda se non si senta corresponsabile della scarcerazione dei boss, Bonafede ha risposto: "Assolutamente no. Basta leggere la Costituzione per capire che i magistrati decidono nella piena autonomia". Seppur vero, forse, sarebbe comunque bastato prevedere una situazione simile, con lo svilupparsi dello stato di emergenza e magari predisporre strutture apposite per garantire proprio quel diritto costituzionale alla salute che vale per ogni cittadino, compresi i detenuti.
Sempre rispetto l'emergenza Covid-19 va aggiunto che il decreto interviene in materia di prevenzione dei contagi da Covid-19. Al solo fine di allertare le persone che siano entrate in contatto con soggetti risultati positivi al nuovo coronavirus e tutelarne la salute attraverso le previste misure di profilassi legate all'emergenza sanitaria, il testo prevede che, presso il Ministero della salute, sia istituita una piattaforma per il tracciamento dei contatti stretti tra i soggetti che installino, su base volontaria, un'apposita applicazione per dispositivi di telefonia mobile. L'applicazione sarà complementare rispetto alle ordinarie modalità già in uso da parte del Servizio sanitario nazionale. Il Ministero adotterà misure tecniche e organizzative idonee a garantire un livello di sicurezza adeguato ai rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, assicurando, in particolare, che: gli utenti ricevano, prima dell'attivazione dell'applicazione, informazioni chiare e trasparenti al fine di raggiungere una piena consapevolezza, in particolare, sulle finalità e sulle operazioni di trattamento, sulle tecniche di pseudonimizzazione utilizzate e sui tempi di conservazione dei dati.

Foto © Imagoeconomica

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