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di AMDuemila
“Il Covid-19 rischia di diventare un alibi e questo da parte dello Stato continua ad essere, purtroppo, l’ennesimo oltraggio nei confronti delle vittime di mafia e dei loro famigliari”. E’ così che Sonia Alfano, figlia del giornalista messinese, Beppe, assassinato dalla mafia l’8 gennaio 1993, ha commentato, intervenendo in un video messaggio al Tg4, le numerose scarcerazioni di boss mafiosi che, vista l’emergenza legata al Coronavirus, stanno vedendo riconosciuta la possibilità alternativa di una detenzione domiciliare. “Cosa ci dobbiamo aspettare, la scarcerazione di chi ha ucciso tanti bambini? Che ha ucciso tante gente innocente perché c’è il Coronavirus?” ha detto al TG 4, Antonio Dominio, padre del piccolo Claudio assassinato da mano mafiosa il 7 ottobre 1986. “Non vogliamo vendetta ma solo Giustizia” ha continuato la madre del bambini, Graziella Accetta. Anche il fratello di Giammatteo Sole, ucciso dalla mafia il 22 marzo 1995, ha commentato in modo duro la scarcerazione dei boss: “E’ come se avessero ucciso nuovamente mio fratello, non è giusto che tornino a casa”. “Non merito di avere dei privilegi, ne tanto meno di scontare la propria pena con la propria famiglia. A noi questo privilegio è stato tolto per mano loro” ha continuato con rabbia la faglia del poliziotto vittima di mafia Natale Mondo, Dorotea. In conclusione è anche intervenuto il fratello dell’agente Emanuele Piazza, anch’esso vittima di mafia. “Dare la possibilità a un boss di scontare la sua pena a casa, - ha detto Andrea Piazza - lancia un segnale negativo alla società, ma positivo, in termini di permissivismo stesso, a favore della criminalità organizzata”.
Nei scorsi giorni diversi capi mafia hanno così varcato la porta d’uscita del carcere: tra questi vi sono Francesco Bonura, boss dell'Uditore ed ex "colonnello" di Bernardo Provenzano, o Rocco Santo Filippone, accusato insieme al capomafia di Cosa nostra, Giuseppe Graviano, di essere stato il mandante degli attentati ai carabinieri avvenuti tra il 1993 ed il 1994 (in cui morirono anche i brigadieri Fava e Garofalo). Ma la lista continua con il broker della droga Francesco Ventrici, 48 anni, di San Calogero, nel Vibonese, condannato in via definitiva ad oltre 20 anni di reclusione per narcotraffico internazionale di stupefacenti, o il capomafia, appartenente alla famiglia dell’Uditore, Pino Sansone. E poi ci sono quelli in attesa di risposta del Tribunale di Sorveglianza, come il boss della Camorra Raffaele Cutolo, e quelli che potrebbero sperare in un provvedimento favorevole come il cognato di Totò Riina, Leoluca Bagarella, il cassiere della mafia Pippo Calò, o gli 'ndranghetisti Pasquale Condello, Giuseppe Piromalli e Umberto Bellocco.
(25 aprile 2020)

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Foto © Imagoeconomica

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