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Gli avvocati: "Escluse accuse più gravi"
di AMDuemila
Il magistrato romano Luca Palamara, indagato per corruzione dalla procura di Perugia, è a rischio processo. I pm umbri infatti, competenti per i reati che riguardano i colleghi romani, hanno notificato l'avviso di chiusura indagini sia a lui che agli altri indagati nella stessa inchiesta, che dunque corrono lo stesso pericolo. Si tratta dell'ex consigliere del Csm Luigi Spina, l'imprenditore Fabrizio Centofanti, l'amica di Palamara Adele Attisani, e Giancarlo Manfredonia, titolare di un'agenzia di viaggi. L'inchiesta in oggetto è quella sul presunto giro di mazzette e favori che a maggio dello scorso anno causò un terremoto all'interno del Csm - dove Palamara lavorava come consigliere fino al 2018 - seguito con la dimissioni di cinque consiglieri togati per le intercettazioni di colloqui in cui con esponenti politici discutevano delle nomine al vertice delle procure, a cominciare da quella di Roma.
Palamara è finito sotto inchiesta per i suoi rapporti con Centofanti, a cui avrebbe messo a disposizione le sue funzioni di magistrato in cambio di viaggi e regali, secondo l'accusa dei pm di Perugia. L'imprenditore avrebbe anche pagato lavori nell'abitazione dell'amica Attisani, accusata di essere stata istigatrice delle presunte condotte illecite e beneficiaria in parte delle utilità. Ma a conclusione delle indagini i legali dell'ex presidente dell'ANM, Roberto Rampioni e Mariano e Benedetto Buratti, hanno fatto notare con "soddisfazione" che "le più gravi forme di corruzione originariamente ipotizzate sono state escluse". Infatti, Palamara "non è più accusato di aver ricevuto la somma di 40mila euro per nominare il dottor Longo come procuratore di Gela o per danneggiare il dottor Bisogni nell'ambito del procedimento disciplinare che lo vedeva coinvolto". Per l'ex consigliere di Palazzo dei Marescialli Luigi Spina l'accusa è di rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento personale, perché avrebbe detto a Palamara che era indagato a Perugia e gli avrebbe fornito ulteriori dettagli, "aiutandolo a eludere le investigazioni". Inoltre lo avrebbe informato di un esposto del pm romano Stefano Fava contro l'allora procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e il suo aggiunto Paolo Ielo. Tra gli indagati in origine c'era anche lo stesso Fava per l'ipotesi che avesse rivelato a Palamara informazioni dell'inchiesta di Perugia a suo carico. Ma il fatto che il suo nome non compaia nell'avviso di conclusione delle indagini lascia pensare che la sua posizione sia stata archiviata. Ad ogni modo la decisione dei pm di Perugia non arriverà prima del 31 maggio, per via della sospensione dell'attività giudiziaria causata dall'emergenza sanitaria. Non si può escludere inoltre che la sua posizione venga accorpata a quella sull'ex pg della Cassazione Riccardo Fuzio, indagato per rivelazione di segreto d'ufficio, sempre in relazione all'inchiesta su Palamara: per lui il deposito degli atti è stato fatto il 6 aprile scorso.

Fonte: Ansa

Foto © Imagoeconomica

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