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di AMDuemila
Ma c'era anche l'idea di formare un movimento politico con l'ex sindaco Vaccarino

E' notizia di ieri che la procura di Palermo ha notificato alla deputata di Italia viva Giusy Occhionero l'avviso di conclusione indagini, con l'accusa di falso, per aver fatto passare il Radicale Antonello Nicosia, poi arrestato per mafia, e allora conosciuto solo telefonicamente, per suo assistente, consentendogli di entrare con lei nelle carceri senza autorizzazione e di avere incontri con i boss.
L'inchiesta coordinata dal Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Paolo Guido e dai pm Francesca Dessì e Gery Ferrara, a novembre scorso aveva portato all'arresto, oltre che di Nicosia (accusato di falso, aggravato però dal favoreggiamento mafioso, che risponde anche di associazione mafiosa), del boss di Sciacca Accursio Dimino e di tre presunti favoreggiatori Paolo e Luigi Ciaccio e Massimiliano Mandracchia.
Ed anche a loro è stato notificato l'avviso di chiusura dell'indagine, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio.
Le indagini hanno permesso di tracciare un vero e proprio piano che il Nicosia, sedicente docente universitario, da anni impegnato in battaglie a difesa dei detenuti, voleva portare avanti. L'obiettivo era rivolto sempre al mondo carcerario.
Voleva, infatti, costruire un osservatorio permanente per il carcere e la riforma penitenziaria, proponendosi come esperto nella qualità di "cittadino che è stato in galera".
occhionero giuseppina verticale c imagoeconomica 1357983E per raggiungere l'obiettivo era necessario arrivare ai massimi livelli della politica e per questo motivo voleva incontrare il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, col quale ci sarebbero stati contatti attraverso la madre e alcuni deputati regionali del Movimento 5 stelle. "Ora vediamo - diceva a Stefano Genco (condannato per concorso in associazione mafiosa negli anni Novanta, ma oggetto di una sentenza europea sul reato) - intanto incontro a questo Bonafede... amici di Mazara, amici della madre, perché dice che la madre è una bravissima insegnante di filosofia".
L'incontro alla fine non ci fu, anche perché Nicosia fu arrestato. Ma gli inquirenti hanno annotato.
Secondo gli inquirenti Nicosia, ambizioso e spregiudicato, era riuscito a infiltrarsi tra i radicali e coloro che lavorano per i diritti dei detenuti, sebbene avesse scontato 10 anni per traffico di droga.
Non solo. Le indagini hanno anche fatto emergere l'esistenza di un progetto politico che sarebbe stato portato avanti assieme all'ex sindaco di Castelvetrano, Tonino Vaccarino (in carcere per avere favorito alcuni fiancheggiatori del superlatitante Matteo Messina Denaro, boss col quale lo stesso Vaccarino aveva avuto un misterioso carteggio, a metà degli anni Duemila).
Nelle intercettazioni ordinate dai pm Vaccarino si diceva pronto a cercare e trovare finanziamenti per costituire un nuovo movimento politico, con fondi dei Servizi segreti.
Inoltre Nicosia voleva prendere il posto del professore Giovanni Fiandaca, garante dei detenuti della Regione Sicilia, per potersi muovere con maggiore libertà nelle carceri.
Per raggiungere l'obiettivo stava anche architettando una sorta di complotto social e una manifestazione con "un pullman e 50 'picciottazzi' (ragazzacci, ndr) da portare a Palazzo d'Orleans", sede del governo dell'Isola.
Per "buttare via" Fiandaca, Nicosia aveva anche predisposto una sorta di lettera di protesta da inviare al presidente della Regione Sicilia, Musumeci, in cui accusava il docente di diritto penale di "totale disinteresse" verso il mondo delle carceri.
E quella lettera appello doveva anche essere fatta leggere ad altri due deputati pentastellati che però non furono mai effettivamente sollecitati.
Anche Vaccarino avrebbe fatto la sua parte proponendo un battage sui social network.
Dalle indagini è anche emerso che Nicosia, originario di Sciacca, faceva riferimenti anche ai "consigli di zio Lillo", identificato, scrive il Ros, "nel noto Mannino Calogero, detto Lillo", (l'ex ministro assolto dalle accuse di mafia e, di recente, anche di avere avuto un ruolo nella trattativa Stato-Mafia, ndr) che avrebbe suggerito di "usare toni più pacati nei propri scritti". E un altro personaggio avrebbe commentato: "Per fortuna c'è lo zio Lillo che vede tutte cose".

Foto © Imagoeconomica

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