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di AMDuemila - Video
Il Procuratore capo di Catanzaro ospite ieri sera a “DiMartedì”
“Chi gestisce il potere ha l’idea di essere al di sopra della legge pertanto chi intende far osservare la legge diventa un ‘manettaro’”

Le “scottature” provocate dalla maxi operazione antimafia “Rinascita-Scott” bruciano ancora sulla pelle di una certa classe dirigente che da fine dicembre continua ad alimentare un’incessante polemica mediatica. Ieri sera, però, a congelare (nuovamente) quelle polemiche è intervenuto su La7, nella trasmissione DiMartedì, il procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri, il magistrato che quell’inchiesta l’ha condotta e portata a compimento. “Chi gestisce il potere non vuole essere controllato - ha esordito Gratteri rispondendo alle domande del conduttore Giovanni Floris - Chi manovra idee e pensieri ha l’idea di essere al di sopra della legge quindi nel momento in cui c’è qualcuno che intende far osservare i codici quello diventa un “manettaro”, una persona che tarpa le ali alla democrazia”. Floris, sempre sul punto, ha rivolto al magistrato un domanda sul “giustizialismo”, un termine sempre più discusso nei salotti televisivi e nelle colonne di giornale. “Non vedo giustizialismo - ha detto Gratteri - vedo l’applicazione rigorosa delle sentenze emesse dal giudice nel nome del popolo italiano. Ritengo che bisogna osservare in modo ortodosso le regole e lavorare col codice in mano costi quel che costi nei confronti di chiunque”. “Più si osserva il codice di procedura penale - ha aggiunto - più si è credibili e quindi è maggiore la forza che il magistrato ha”. Restando sul tema, in studio insieme agli altri ospiti si è parlato della cultura dell’impunità come “pensiero profondo del popolo italiano”. “Purtroppo nel corso degli ultimi decenni in Italia si ha un’incultura, quindi poca conoscenza. - ha risposto al conduttore il capo della Dda di Catanzaro - Si ha sempre l’idea di sospettare e di pensare male dell’altro e quindi questo porta a non credere agli uomini dello Stato”. Su questa linea Gratteri ha aggiunto che “il 99% dei magistrati in Italia ritengo siano onesti che lavorano seriamente con grande sacrificio. C’è qualche mela marcia come in tutte le categorie. Non esiste una categoria immune dalla corruzione e dalla concussione, ma ritengo che tendenzialmente l’organo della magistratura sia sano”. “E i mille arresti ingiustificati all’anno?”, ha replicato sul tema il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti intervenendo in video collegamento, “è fisiliogico” è stata la risposta secca di Gratteri, “non un problema”. Durante la trasmissione si è poi parlato del rapporto mafia politica. “Cosa chiede la mafia alla politica e la politica alla mafia?” ha domandato Giovanni Floris, “probabilmente è una domanda superata - ha affermato il procuratore - nel senso che negli ultimi anni la mafia è diventata molto più arrogante e in certe zone si è sostituita alla politica. Oggi sono i candidati che vanno dai mafiosi a chiedere pacchetti di voti in cambio di benefici, questo perché - ha spiegato - il politico è presente sul territorio solo pochi mesi prima delle elezioni mentre il mafioso è presente tutto l’anno. Quindi dà risposte drogate, sbagliate, clientelari ma dà risposte. La politica invece è assente”.
Nel corso della serata è stato affrontato, seppur brevemente, la questione prescrizione, grande tema discusso in parlamento e non solo, sul quale si sono scontrate anche le due forze di governo (M5S e Pd).
“Perché da mesi si discute di prescrizione e nessuno che è contrario alla prescrizione presenta un progetto per velocizzare i processi? - si è chiesto Gratteri - Io ho proposto delle modifiche normative - ha raccontato il procuratore riportando un aneddoto - le camere penali, solo per un articolo riguardante il processo a distanza, che è stato approvato dal mio articolato in un disegno di legge dell’allora ministro Orlando, hanno fatto cinque giorni di sciopero”. A fine intervento Gratteri ha voluto ringraziare i numerosi cittadini che il mese scorso hanno partecipato alla manifestazione in difesa della procura di Catanzaro. “Mi fa piacere che negli ultimi anni migliaia di calabresi mi sostengono. Mai in Calabria è stata fatta una manifestazione davanti a un tribunale. Quella mattina - ha concluso - c’erano migliaia di persone senza bandiere che si sono riunite spontaneamente perché sperano e sognano nella liberazione della Calabria dalla ‘ndrangheta”.

VIDEO Guarda la puntata integrale: la7.it/dimartedi

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