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mazzola maria tribunale baridi AMDuemila - Foto
La procura antimafia barese ha chiesto il rinvio a giudizio di Monica Laera, accusata di lesioni e minacce con l'aggravante mafiosa. Il Gup si dovrà esprimere anche sulle dieci richieste di costituzione di parte civile

E’ iniziata con la richiesta di costituzione di parte civile da parte della giornalista del Tg1 Maria Grazia Mazzola, di Rai, Unione delle Donne d'Italia (Udi), Associazione Stampa romana, Fnsi, Comune di Bari, Centro Antiviolenza Renata Fonte, associazione Giraffa e Ordine nazionale dei Giornalisti e Libera, l'udienza preliminare sull'aggressione del 9 febbraio 2018 ai danni di Maria Grazia Mazzola. Secondo i magistrati la giornalista fu aggredita da Monica Laera, 44enne, moglie del boss del clan Strisciuglio di Bari Lorenzo Caldarola e lei stessa condannata per mafia. La giornalista Rai Maria Grazia Mazzola, che fin dall'inizio della sua carriera si è occupata di mafia, stava raccogliendo del materiale per una nuova inchiesta sulle baby gang e per questo motivo si era avvicinata all'abitazione del boss del quartiere Libertà di Bari, per intervistare il figlio Ivan, arrestato qualche settimana prima per droga. Ma la moglie di Caldarola, Monica Laera, respinse la giornalista, aggredendola per strada. Laera avrebbe sferrato un pugno mentre la consuocera Angela Ladisa (59enne, anch'essa a processo) avrebbe inveito violentemente contro Maria Grazia Mazzola. La giornalista fu poi condotta al pronto soccorso del Policlinico di Bari, dove fu sottoposta a visita otorinolaringoiatra per il forte dolore all'orecchio sinistro. L'indagine era stata affidata alla Direzione distrettuale antimafia e la pm Lidia Giorgio ha chiesto il rinvio a giudizio delle due donne.
All'esterno dell'aula di udienza si è tenuto un presidio di solidarietà alla collega del Tg1 al quale hanno partecipato coloro che hanno chiesto di essere ammessi al processo come parte civile, oltre a Anpi, Cgil, associazioni studentesche baresi Link e Zona Franka, don Francesco Preite dell'oratorio del Redentore, don Angelo Cassano della parrocchia di San Sabino e rappresentanti delle Chiese evangeliche battiste di Puglia e Basilicata.
“Esprimo la mia indignazione nei confronti del legale di Laera che ha di fatto detto che sono tante le costituzioni di parte civile - ha detto la giornalista in un post su Facebook - Sono stata aggredita per strada dalla mafiosa con un pugno in faccia per impedire la mia inchiesta!”.
L'udienza preliminare proseguirà il 20 febbraio dinanzi al Gup del Tribunale di Bari Giovanni Anglana.


Foto da Facebook Maria Grazia Mazzola

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