Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha inviato, quindici giorni fa, una lettera formale ai ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio e alla presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo. Nel documento viene segnalato che la modifica dell’articolo 270 del codice di procedura penale, introdotta nel 2023, ostacola le indagini su criminalità organizzata e terrorismo perché impedisce di utilizzare le intercettazioni autorizzate per un procedimento come fonte di prova per altri, "salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza".
Le opposizioni hanno attaccato duramente: i parlamentari M5S nelle commissioni Antimafia e Giustizia — Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero de Raho, ex procuratore nazionale antimafia e oggi deputato, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e l’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato — hanno chiesto di verificare concretamente "quante e quali indagini siano andate in fumo per colpa di quella norma assurda" e hanno criticato l’inerzia dell’esecutivo e della commissione. "Da ieri sappiamo che secondo il Procuratore nazionale antimafia la norma del 2023 con cui il governo Meloni ha impedito l'uso delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate ha fatto gravi danni nella lotta alla criminalità organizzata. Da tempo sappiamo che la stessa preoccupazione è stata manifestata da diversi procuratori della Repubblica. In questo quadro sconcertante, ieri sera il ministro dell'Interno Piantedosi ha commentato come fosse un passante capitato per caso: il responsabile della sicurezza nazionale ha detto che ci stanno lavorando, che valuteranno. La cosa in assoluto più grave è che la maggioranza in commissione Antimafia, dopo essere rimasta sorda per mesi e mesi di fronte alle sollecitazioni dei procuratori della repubblica, sia rimasta inerte anche dopo l'invio della lettera del Pna Melillo, attivandosi solo dopo che ieri l'articolo del Corriere della Sera e le nostre parole l'hanno stanata".
Anche Pd e Alleanza Verdi e Sinistra hanno invitato il governo a intervenire. Dalla commissione Antimafia filtrano però segnali di un possibile approfondimento sull’impatto della norma, in particolare su reati finanziari e cybercrime, con l’ipotesi di un provvedimento ad hoc.
Nel mentre il Guardasigilli Nordio ha confermato l’obiettivo di razionalizzare la spesa attraverso un aggiornamento del listino prezzi, con tagli più concreti previsti dal 2026, anche grazie alla riforma che limita gli ascolti a 45 giorni.
Il motivo di tale follia viene attribuito all’uso crescente di dispositivi tecnologici avanzati, come i captatori informatici (trojan), che costano tra i 10 e i 150 euro al giorno. Secondo i dati forniti da Forza Italia, il numero complessivo di intercettazioni è passato da 82.494 nel 2022 a 90.883 nel 2024, con un ulteriore aumento nel primo semestre 2025, mentre la spesa è salita del 58,13% dal 2021 al 2025 (da 203 a 321 milioni).
Sul fronte dei costi, il ministero della Giustizia ha certificato nel Documento di finanza pubblica un aumento della spesa per intercettazioni: 299 milioni nel 2025, 26 milioni in più rispetto ai 273 del 2024.
Dati completamente inutili in quando solo la procura di Bari ha sequestrato oltre 500 milioni di euro proprio grazie alle intercettazioni solo nel 2023.
Foto © Paolo Bassani
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