Dopo la concessione della grazia presidenziale firmata il 18 febbraio 2026, il caso di Nicole Minetti torna al centro di un intenso scrutinio istituzionale. La Presidenza della Repubblica ha chiesto al ministero della Giustizia di acquisire con urgenza tutte le informazioni necessarie per verificare la fondatezza di quanto riportato da un organo di stampa riguardo a presunte falsità negli elementi presentati per ottenere il provvedimento di clemenza.
La richiesta del Quirinale è scattata dopo una serie di articoli che hanno messo in discussione i tre pilastri su cui si fondava l’istanza: il presunto cambiamento di vita dell’ex consigliera regionale lombarda rispetto al periodo delle “cene eleganti” di Arcore, il contesto familiare e umanitario legato all’assistenza a un minore uruguaiano affetto da grave patologia, e la completezza delle informazioni fornite sulle sue attuali condizioni di vita.
Sul fronte medico, l’Azienda Ospedale Università di Padova ha smentito categoricamente alcune ricostruzioni giornalistiche. Il professor Luca Denaro, direttore dell’Uoc Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale, “ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino”, si legge in una nota. Lo stesso ha fatto l’azienda ospedaliera, che ha precisato come il piccolo non sia mai stato trattato nella struttura padovana.
La Procura Generale di Milano, che in prima battuta aveva espresso parere favorevole alla grazia, ha ora disposto accertamenti urgenti “a tutto campo”. La procuratrice generale Francesca Nanni ha chiarito che i magistrati della Procura Generale, lei stessa e il sostituto Gaetano Brusa, svolgeranno verifiche “su tutte le persone” citate negli articoli, compreso Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. Saranno acquisiti documenti dall’Uruguay, anche in merito a eventuali procedimenti penali. Una volta raccolti gli elementi, verrà inviato un nuovo parere al Ministero.
“Forse non siamo stati perspicaci e intelligenti ma voglio verificarlo prima come cittadina e poi come magistrato”, ha affermato Nanni. “Ora vediamo se coi nostri metodi riusciamo a fare chiarezza nell’interesse di tutti”. La stessa procuratrice generale ha aggiunto che gli accertamenti in corso “potrebbero portare ad una modifica del nostro parere”, che in precedenza era stato positivo.
La grazia ha riguardato la pena di 3 anni e 11 mesi (risultante dal cumulo tra il caso Ruby-bis e il peculato per rimborsi regionali), per la quale Minetti era stata condannata in via definitiva a un anno e otto mesi per favoreggiamento della prostituzione, oltre ad altre posizioni. La donna non ha mai scontato un giorno di carcere né ai servizi sociali.
Gli articoli del Fatto Quotidiano hanno inoltre sollevato dubbi sul reale “cambiamento di vita” di Minetti, descrivendo il suo coinvolgimento – insieme al compagno Giuseppe Cipriani – in un contesto di feste esclusive e presunto traffico di escort sia a Ibiza (nel 2017, al locale Downtown di proprietà di Cipriani) sia nella tenuta-bunker di quest’ultimo in Uruguay, a La Barra, dove sarebbe proseguita un’attività analoga su scala più ampia, con il coinvolgimento di modelle e l’uso di sistemi per eludere i controlli doganali. Secondo le ricostruzioni, Cipriani avrebbe avuto legami d’affari e personali con Jeffrey Epstein, ospitandolo nella sua proprietà uruguaiana.
Nicole Minetti ha respinto tutte le accuse definendole “notizie infondate” e ha annunciato che tutelerà la propria reputazione querelando il Fatto Quotidiano.
Il ministero della Giustizia ha immediatamente avviato un’istruttoria interna, impegnandosi a fornire i primi risultati entro 24 ore dalla nota del Quirinale. Internamente a Via Arenula si registra un clima di forte imbarazzo: Nordio punta il dito su Giusi Bartolozzi, ex dirigente di vertice dell’ufficio grazie, indicandola come la persona che avrebbe materialmente gestito la pratica. Il Guardasigilli Carlo Nordio ha ricevuto la richiesta di chiarimenti dal Colle in un momento di particolare tensione politica, con esponenti dell’opposizione, tra cui Debora Serracchiani, che hanno invocato le sue dimissioni.
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