Per il ministro le accuse per tangenti sono come quelle per droga: se si tratta di piccole quantità si può essere tolleranti
La sonora bocciatura al referendum, arrivata anche per le sue uscite sopra le righe sulla separazione delle carriere, non ha insegnato nulla a Carlo Nordio, che resta granitico nella sua idea di giustizia e legalità. Temi di cui il ministro veneto dovrebbe occuparsi e dei quali ha visioni ai limiti del ridicolo. Oltre a un linguaggio poco sobrio (per usare un eufemismo). Il Guardasigilli è infatti tornato a parlare di tangenti, vera emergenza nazionale, contemplando in buona sostanza una tollerabilità se si parla di “modeste quantità”. Cosa intenda per “modeste” ancora non è chiaro ma Nordio è convinto che persino il codice penale sia dalla sua. “Signori, è nel codice penale: se si parla di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia parlare di modestia anche delle cosiddette mazzette, o del pactum sceleris della corruzione”, ha detto al question time alla Camera. Parole blasfeme - a proposito di “bestemmia” - per un ministro della giustizia. Ancora più blasfeme se si pensa che Nordio fa parte di un governo che dichiara di ispirarsi a Paolo Borsellino. Nordio, come ha scritto nel suo ultimo libro, rivendica orgogliosamente il concetto di “modestissima mazzetta” che non ha mai fatto male a nessuno. L’uscita, imbarazzante, arriva da un’interrogazione del Movimento 5 Stelle sulla direttiva europea anticorruzione appena entrata in vigore, che obbliga l’Italia a reintrodurre una forma di abuso d’ufficio, reato abrogato ormai due anni fa dallo stesso Ministro Nordio. “La corruzione non può essere minimizzata parlando di ‘modestissime mazzette’ come ha fatto lei, ministro. In Europa sanno bene quanto sia importante contrastare la corruzione e, prima ancora, tutte le condotte in cui l’interesse privato schiaccia il bene pubblico”, ha incalzato in Aula Valentina D’Orso, capogruppo pentastellata in Commissione Giustizia, chiedendo se il governo abbia intenzione di rivedere le sue scelte per evitare una procedura d’infrazione. Una citazione provocatoria a cui il Guardasigilli risponde subito. “In premessa - esordisce - vorrei dire che quando si parla e si è parlato di ‘modeste mazzette’ e, ancora una volta, si è attribuito a questo ministro un linguaggio cosiddetto di strada, vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico. Si parla di tenuità del fatto - ricorda - addirittura per escludere la punibilità di un reato; si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti e nelle circostanze attenuanti vi sono le particolari esigenze di tenuità del fatto. Quindi non è un sacrilegio usare questo aggettivo”, chiosa Nordio. Il parallelismo non meriterebbe nemmeno una contestazione. La corruzione non è una questione “quantitativa”. Non lo è sul piano giuridico, e ancora meno su quello etico e istituzionale. Ogni scambio tra interesse pubblico e tornaconto privato incrina la fiducia nelle istituzioni, a prescindere dall’entità della somma. Parlare di “modestia” applicata alle tangenti significa spostare pericolosamente l’asticella. Lo stesso Giovanni Zaccaro, giudice in Corte d’Appello a Roma, lo ha chiarito in una singola frase a Il Fatto Quotidiano: “La concussione e la corruzione danneggiano tutti i cittadini, lo spaccio di una dose danneggia al più la salute di chi decide di comprarla”. Più che un incidente linguistico, ammesso che di incidente si tratti, quello di Nordio sembra un’impostazione culturale. E il rischio, a forza di normalizzare le “piccole” deviazioni, e di tollerare ciò che normalmente dovrebbe essere intollerabile, è sempre lo stesso: trasformare l’eccezione in regola.
Foto © Imagoeconomica
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