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Nel 2020, mentre l’Italia era stretta nella morsa del Covid-19, alcuni esponenti del ‘consorzio mafioso lombardo’ avrebbero tentato di stringere rapporti con esponenti di Fratelli d’Italia.
Tra loro spiccava Giancarlo Vestiti, imputato per associazione mafiosa nell’inchiesta Hydra e considerato fiduciario del clan Senese. In un’intercettazione telefonica del 14 aprile 2020 con un parente, Vestiti descrisse un presunto incontro avvenuto in un noto ristorante di Milano a Piazza Affari con l’attuale presidente del Senato, del tutto estraneo all’inchiesta Hydra: “L’ho portata a mangiare con (Ignazio ndr) La Russa”, raccontò Vestiti. Poi aggiunse: “A Piazza Affari a Milano mi appiccico con La Russa, quello con il tavolo sotto”. Proseguì entrando nei dettagli: “Ignazio si siede e poi viene al tavolo”. Secondo la sua ricostruzione, il politico avrebbe detto: “Signori – avrebbe detto La Russa al tavolo di Vestiti - mi posso sedere al posto di Giancarlo, qual è? Perché devo stare sotto al palco”. E ancora: “Perché devo stare sotto al palco, vi ho fatto stare qua perché se no quello aveva da ridire”.
Vestiti concluse il racconto vantando il trattamento ricevuto: “Annalì, ma tu mi tratti come uno normale (…) ma tu pensi veramente che sono (incomprensibile)…”.
Interpellato dal Fatto Quotidiano, il presidente del Senato ha respinto categoricamente ogni addebito: “Non ho mai conosciuto, né so chi sia questo signore e non l’ho mai sentito nominare. Diffido chiunque dall’accostarmi in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo a questa persona che non posso aver conosciuto nemmeno quando facevo l’avvocato, perché proprio avendo fatto sempre politica mi sono sempre rifiutato di difendere imputati in processi di mafia o di corruzione in Mani Pulite”.

Nella stessa intercettazione Vestiti avrebbe parlato anche di rapporti con l’ex ministro di Forza Italia Paolo Romani, collocandoli però diversi anni prima: “Dieci, quindici anni fa, Paolo Romani (…) mi fa decidere il sindaco a Cologno, Paolo Romani sai chi è? Era il numero uno di Forza Italia”. E aggiunse: “Paolo Romani (…) che veniva a casa da noi all’ufficio di Forza Italia”. Sentito sempre dal Fatto, Romani ha precisato che si tratta di una vicenda di “25 anni fa, non ho la minima idea di chi sia questo Vestiti, se poi mi ha casualmente incontrato in viale Monza, lì passavano un sacco di persone e comunque è molto strano che io chieda consigli su chi candidare”. Anche Romani non risulta coinvolto nell’inchiesta.
L’episodio si inserirebbe in un più ampio - e ancora del tutto ipotetico e oggetto di approfondimento da parte della magistratura - presunto tentativo di avvicinamento al centrodestra da parte del consorzio mafioso tra aprile e giugno 2020. Mentre a Roma il pentito Gioacchino Amico avrebbe incontrato le parlamentari di FdI Paola Frassinetti e Carmela Bucalo, a Milano Vestiti, attraverso l’avvocato Mario Silvio Claudio Marino (non indagato), avrebbe cercato senza successo un contatto con la futura ministra Daniela Santanchè.

Gioacchino Amico, oggi collaboratore di giustizia, è imputato nello stesso processo Hydra per associazione mafiosa. Siciliano di Canicattì di 40 anni, ha costruito la sua ascesa attraverso truffe finanziarie, frodi su bonus e Superbonus, divenendo uomo di fiducia del clan Senese prima a Roma e poi a Milano, dove fungeva da cerniera tra camorra, ’Ndrangheta e Cosa Nostra. Nel 2021, mentre organizzava il suo matrimonio a Montelepre, Amico si vantava dell’eterogenea composizione degli invitati: “Un bordello ci sarà, un miscuglio (…) tutta gente di rispetto (…) minchia napoletana è! Calabrese è! Siciliana sei! Che minchia devo fare di più di questo!”. Tra gli invitati citava esponenti di varie cosche, tra cui Giuseppe e Stefano Fidanzati, Rocco Morabito e Vincenzo Senese. Amico aveva anche tentato una carriera politica: nel 2016 si era candidato al consiglio comunale di Canicattì con la lista di Flavio Tosi, e nel 2019 era intervenuto al congresso del “Grande Nord” a Milano. Durante la pandemia si era buttato sugli affari legati alle mascherine e alle compensazioni tributarie, girando con una Porsche Macan.

Le intercettazioni dell’inchiesta Hydra restituiscono anche la visione politica di un altro imputato, Santo Crea, ritenuto boss calabrese della cosca Iamonte e vertice del consorzio. Il 12 aprile 2023, mentre organizzava appoggio elettorale a un candidato di Carate Brianza; Crea affermò: “Perché questo paese è un paese di destra, prima c’era la Democrazia (Cristiana, ndr), ora c’è Forza Italia”. E aggiunse che per quel candidato “si porta con Fratelli d’Italia”. Per gli inquirenti, questi elementi rappresentano la chiave per interpretare i rapporti tra mafia e politica nel Nord Italia, dove l’attenzione si concentra sempre più sulla criminalità economica piuttosto che sui reati violenti.

Fonte: il Fatto Quotidiano 

Foto © Imagoeconomica 

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