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Con la chiusura del capitolo referendario, il confronto tra politica e magistratura si prepara a riaccendersi su un nuovo terreno, scandito da una scadenza precisa: il 25 agosto. In quella data dovrebbe entrare in vigore una delle norme più discusse volute dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, ossia l’introduzione del gip collegiale per le decisioni sulla custodia cautelare in carcere. Il cambiamento è significativo: non sarà più un singolo giudice a pronunciarsi sulle richieste del pubblico ministero, ma un collegio composto da tre magistrati.
Presentata come una misura di maggiore garanzia, la riforma solleva però forti dubbi sulla sua sostenibilità pratica. Il timore principale riguarda l’impatto sui tribunali, in particolare quelli più piccoli, già alle prese con organici insufficienti. Non a caso, l’entrata in vigore era stata posticipata di due anni proprio per consentire al governo di colmare queste lacune. Oggi, però, a ridosso della scadenza, le carenze restano evidenti e, secondo molti magistrati, l’effetto rischia di essere quello di rallentare ulteriormente la macchina giudiziaria, fino a bloccarla in alcuni casi. Durante un forum promosso dal quotidiano Il Dubbio, il viceministro Francesco Paolo Sisto ha ribadito che non ci saranno passi indietro, pur lasciando aperta la strada a correttivi per “trovare soluzioni che non penalizzino gli uffici più piccoli”. Tra le ipotesi allo studio c’è quella di concentrare le decisioni nei tribunali più grandi: così, una richiesta proveniente da Latina potrebbe essere esaminata a Roma, mentre da Pavia verrebbe trasferita a Milano. Una soluzione che però si scontra con un dato di fondo: anche le sedi maggiori soffrono di scoperture.
A sottolineare la gravità della situazione è Giuseppe Tango, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, che chiede almeno un rinvio della norma. “La situazione è allarmante”, afferma, spiegando che “in tanti piccoli uffici l’introduzione del collegio a tre può portare a una paralisi, a causa di un effetto a catena” legato “alla possibile applicazione di magistrati che si occupano di civile e lavoro. La coperta è corta e il gip collegiale rallenterebbe i tempi della giustizia, peggiorando il servizio reso ai cittadini. Due esempi concreti: le misure cautelari del Codice rosso, e poi – ovviamente – quelle per i reati di mafia. Insomma, un danno per tutti”. I numeri danno sostanza a queste preoccupazioni: a fronte di 803 gip previsti negli organici, quelli effettivamente in servizio sono 680. Le carenze più marcate riguardano proprio i tribunali più grandi, su cui si vorrebbe far convergere il carico di lavoro: Milano conta 31 gip su 41, Palermo 20 su 28.
Nei tribunali di dimensioni medio-piccole, il timore si traduce in una prospettiva ancora più critica. Costantino De Robbio non si limita a chiedere un rinvio, ma ritiene che la norma debba essere “messa da parte”. Nel suo ufficio operano sei giudici penali, di cui solo due gip: “La norma avrà un impatto tragico. L’unica possibilità sarebbe togliere forze dal civile, ma sarebbe un altro disastro. E in più non sarebbero tre giudici con le stesse competenze: è come se un intervento al cuore lo facessero un cardiochirurgo, uno psichiatra e un ortopedico”.
Anche Alessandra Camassa descrive una situazione già estremamente complessa: “Noi abbiamo 12 giudici penali, di cui tre gip. Con i nove giudici del dibattimento dobbiamo fare collegio, monocratico, misure di prevenzione, impugnazione dei sequestri e pure la Corte d’Assise. Già adesso ogni settimana accolgo almeno due o tre richieste di astensione. Se arriva il gip collegiale sarà inevitabile comporre il collegio almeno con due giudici civili per evitare altre incompatibilità”. Da qui il dubbio sulla coerenza della norma: “Perché un giudice può decidere da solo sui reati puniti con pene fino a dieci anni e non su una misura cautelare, impugnabile al Riesame e poi in Cassazione? Se entra in vigore questa norma sarà davvero la paralisi, non è una esagerazione”.
Sulla stessa linea Antonino Cucinella, che evidenzia le difficoltà operative del suo tribunale, dove lavorano quattro giudici penali e due gip: “Tutto sarà rallentato. Come faremo con le misure cautelari per i reati da codice rosso, che se non eseguite possono mettere a rischio le vittime?”.

Foto © Imagoeconomica

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