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L’inchiesta milanese Hydra continua a far emergere legami tra il cosiddetto “consorzio di mafie” lombardo e ambienti della politica di centrodestra. Al centro delle rivelazioni del collaboratore di giustizia Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia, finiscono rapporti personali, frequentazioni e presunti aiuti elettorali che coinvolgono esponenti di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega.
Uno dei casi più eclatanti riguarderebbe Giancarlo Vestiti, considerato dalla Procura affiliato mafioso e presentato agli affiliati come “Giancarlo Senese”. Da circa un anno, come riporta il Fatto, Vestiti sta scontando gli arresti domiciliari nell’appartamento della consigliera comunale di Cologno Monzese Rosalia Brasacchio, avvocato, eletta con la lista civica “Avanti con Rocchi sindaco” sostenuta dalla Lega. Brasacchio, non indagata, non si presenta in Consiglio comunale da quando Vestiti è finito nell’indagine Hydra (ora è sotto processo per mafia con il ruolo di fiduciario della camorra romana). La conviviale relazione amichevole tra i due non ha finora portato ad alcuna richiesta di dimissioni da parte del sindaco di centrosinistra Angelo Rocchi.
Secondo le dichiarazioni del pentito Amico, proprio Vestiti, su ordine di Michele Senese, avrebbe avuto un ruolo chiave nell’idea di far nascere in Lombardia l’unione di diverse mafie, perché “è a Milano che si fanno le cose giuste”, come detto da un soldato dei Senese.

Il fronte romano

Sul fronte romano e nazionale, Amico ha raccontato rapporti con diversi esponenti politici. L’europarlamentare di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza ha ammesso di averlo conosciuto durante la sua ultima campagna elettorale: “Lo conosco perché nella mia ultima campagna elettorale si è offerto di darmi una mano”, ha detto in un’intervista a Giorgio Mottola pubblicata sul Fatto Quotidiano.
Alla domanda se avesse organizzato eventi elettorali per lui, Fidanza ha risposto: “In quella campagna elettorale, un aperitivo in un paese. Così fu. Purtroppo, ho letto anche io quello che è avvenuto, mi è molto dispiaciuto. Ovviamente non era neanche indagato, né c’era niente a suo carico, non potevo sapere quali fossero le sue abitudini o frequentazioni extrapolitiche. I fatti che gli sono stati contestati sono successivi”. Fidanza ha poi definito Amico “una meteora” che “non ha avuto ruoli, né vantaggi dall’essersi avvicinato a noi”.
Amico, a suo dire (e ancora tutto da verificare) sarebbe riuscito a entrare in contatto anche con la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti e con la senatrice di FdI Carmela Bucalo. Secondo gli atti dell’inchiesta, su richiesta di Bucalo (non indagata) Amico avrebbe contattato un avvocato interessato a un finanziamento di 400/500 mila euro per la ristrutturazione di un edificio da adibire ad hotel sull’isola di Salina. Per quanto riguarda Frassinetti, gli investigatori hanno ricostruito un incontro avvenuto il 20 maggio 2020 in un ristorante a Roma (pizzeria Margherita) al quale avrebbero partecipato Amico, Raimondo Orlando, Carmela Bucalo, Frassinetti e due collaboratrici delle parlamentari. Frassinetti ha ricostruito così la serata (le parole sono quelle riportare dal Corriere della Sera): “Era giugno 2020. Amico ci raggiunse in un ristorante al centro di Roma, la pizzeria Margherita. A tavola eravamo 5 donne, c’era anche Carmela Bucalo e qualche segretaria. Lui arrivò intorno alle 23, noi avevamo già finito, credo prese un tiramisù e rimase a parlare con noi una mezz’ora. Ma io non sapevo chi fosse: aveva scritto alla mia segretaria, voleva visitare la Camera, credo l’avesse chiesto un po’ a tutti. Da quella sera, però, mai più visto. Mirava a farsi candidare da FdI a Busto Garolfo, ma non è stato candidato”.
Amico ha inoltre raccontato che avrebbe piazzato al Viminale un’avvocatessa, Alessandra Gazzellone, già impiegata di Frassinetti e Bucalo, circostanza seccamente smentita da entrambe: Frassinetti ha dichiarato “Lei la conosco — taglia corto Frassinetti sempre al Corriere — ma non ha mai lavorato nella mia segreteria”, mentre Bucalo ha aggiunto “Mai avuto assistenti donne”.

La replica del centro - destra

Tra gli altri nomi citati dal pentito figurano il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (FI), il sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni e gli ex ministri Renato Brunetta e Angelino Alfano. Mulè ha reagito con durezza: “Fango allo stato puro. Non sono ‘amico’ di Amico, ma neppure conoscente: non ho proprio memoria di averlo incrociato, di avergli parlato, men che mai di aver avuto alcun tipo di relazione con lui. Zero, il nulla. Prima di vederlo sui giornali, in un selfie vergognosamente usato contro Giorgia Meloni, ignoravo la sua esistenza. Epperò mi trovo nel mezzo di questo pantano putrido e puzzolente nel quale sono certo sciacalletti e quaqquaraquà inizieranno a nuotare”. Mulè ha parlato di una possibile vendetta legata al suo impegno per il Sì al referendum. 
Nicola Molteni ha escluso categoricamente qualsiasi rapporto: Non ho nessun ‘caro amico’ che risponda a questo nome. Escludo categoricamente di aver mai intrattenuto qualunque tipo di rapporto con questa persona. Smentisco che l’avvocatessa citata nell’articolo abbia mai fatto parte del mio staff al Viminale”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha espresso piena solidarietà al sottosegretario: “La mia solidarietà all’amico e collega Molteni, vittima di affermazioni infondate e denigratorie. Rigore, senso dello Stato, rispetto delle istituzioni sono le caratteristiche che tutti riconoscono a un politico di assoluta integrità, che ha dedicato tutta la sua carriera istituzionale alla difesa della legalità”.
Le dichiarazioni di Amico, come riporta il Fatto, hanno provocato uno scontro in commissione Affari Costituzionali al Senato tra il senatore Pd Marco Meloni e Molteni, con insulti che hanno costretto il presidente Alberto Balboni a sospendere i lavori. In Aula, Francesco Boccia ha criticato l’atteggiamento della maggioranza: “Meloni ha posto una domanda politica al sottosegretario Molteni. In Parlamento alle domande si risponde. È un diritto dell’opposizione porre quesiti e un dovere della maggioranza e del governo rispondere. L’unica cosa che non si fa è rispondere insultando”.

Foto © Imagoeconomica 

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