La Corte costituzionale ha stabilito che il giudice d’appello può confermare una misura di confisca anche quando il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione. Secondo i giudici delle leggi, questa facoltà non viola la presunzione di innocenza perché non equivale a un accertamento di responsabilità penale.
La sentenza, depositata oggi 9 aprile 2026, risponde alle questioni sollevate dalla Corte di appello di Lecce in un procedimento riguardante una confisca urbanistica disposta a seguito di un reato di lottizzazione abusiva, per il quale era intervenuta la prescrizione.
La Consulta ha chiarito che l’articolo 578-bis del codice di procedura penale, nella parte in cui consente al giudice d’appello di pronunciarsi sull’impugnazione limitatamente agli effetti della confisca, previo accertamento della responsabilità dell’imputato, è conforme ai principi costituzionali. Tale norma non contrasta neppure con la presunzione di innocenza prevista dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
In linea con un proprio precedente orientamento, la Corte ha ribadito che la decisione “ai soli effetti della confisca” non configura un’attribuzione di “responsabilità penale” nei confronti della persona prosciolta. I giudici costituzionali hanno inoltre precisato che, nell’applicare l’articolo 578-bis del codice di procedura penale, il giudice dell’impugnazione deve verificare la sussistenza dell’elemento oggettivo e soggettivo del reato senza tuttavia suggerire, nella motivazione, che il processo si sarebbe dovuto concludere diversamente rispetto alla dichiarazione di estinzione per prescrizione.
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