Nel carcere circolavano droga e telefoni con sistemi sofisticati: droni, lanci dall’esterno e stratagemmi sempre più ingegnosi
Dopo l’insistenza del procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, che da tempo segnalava una situazione pressoché fuori controllo al carcere della Dogaia, con traffici interni di droga, cellulari e violenze tra i detenuti, il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha finalmente risposto all’appello del magistrato: ha annunciato, infatti, lo stanziamento di fondi per installare attorno al penitenziario delle “reti anti-lancio”. Si tratta di una misura preventiva, da tempo auspicata da Tescaroli, pensata per impedire che dall’esterno arrivino droni o altri metodi più rudimentali, utilizzati per introdurre all’interno del carcere telefonini, droga e quant’altro possa alimentare quello che era ormai diventato una sorta di bazar del contrabbando carcerario a tutti gli effetti. Un vero e proprio mercato illegale fatto di prezzi altissimi e una domanda costante, con i telefoni che hanno permesso ai reclusi di comunicare con l’esterno e perfino usare i social.
In particolare, il problema della droga, così come quello dei telefonini tra i detenuti, è emerso come uno degli aspetti più critici durante le indagini portate avanti nei mesi precedenti. Indagini che hanno ricostruito dinamiche che, in certi casi, richiamavano scenari apparentemente surreali. Il sistema di approvvigionamento interno si basava su metodi di ogni genere, incluse soluzioni talvolta “creative”, come l’uso di arco e frecce per lanciare dall’esterno oggetti vietati all’interno del carcere.
Oltre a ciò, le varie inchieste condotte dalla procura pratese hanno evidenziato anche diversi episodi di violenza, a volte gravi, come gli abusi sessuali ai danni di detenuti più vulnerabili. E non solo: sarebbero stati organizzati veri e propri pestaggi contro chi si rifiutava di partecipare al traffico di droga. Insomma, l’ennesimo caso di penitenziario che, da luogo di detenzione, si era trasformato in un contesto di consolidamento delle solite dinamiche criminali.
Anche per questo motivo, il Dap ha deciso di fare un ulteriore passo avanti: oltre alle “reti anti-lancio”, ha annunciato anche l’invio temporaneo di vice commissari per rafforzare la gestione interna e un incremento della vigilanza durante i lavori.
Del resto, sono proprio i precedenti a raccontare la gravità della situazione in cui il carcere della Dogaia era precipitato. Una situazione talmente grave che, nel novembre 2025, si è reso necessario intervenire con un’operazione in cui circa 800 uomini, tra agenti e militari, hanno passato al setaccio l’intera struttura penitenziaria, con perquisizioni estese a tutte le sezioni e a oltre 500 detenuti. L’intervento ha portato a decine di indagati per reati che vanno dal traffico di droga all’uso illecito di cellulari, fino a violenze e armi improvvisate.
Foto © Paolo Bassani
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