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Record a Napoli e Palermo (contrari il 75% e il 68%). Alle urne si sono presentati il 58,9% degli aventi diritto al voto

Referendum: the day after. Dopo i giusti festeggiamenti è l’ora di tirare le somme e guardare alla mappa del voto per approfondire i risultati diffusi nelle ultime ore di questo storico referendum costituzionale. Risultati che partono da un dato netto: alle urne si sono presentati il 58,9% degli italiani aventi diritto al voto. L’affluenza è andata oltre ogni previsione. Un numero sensibilmente superiore rispetto a quello delle elezioni europee del 2024 e molto vicino alle politiche del 2022. La prima conclusione oggettiva è che quando il governo di turno vuole manomettere la Costituzione gli italiani si presentano a raccolta per difenderla. Era successo con il governo Renzi che voleva superare il bicameralismo paritario nel 2016 e avvenne con il premierato voluto dal governo Berlusconi nel 2006. Un sonoro “No” ogni dieci anni: 2006, 2016, 2026. Nel resto d’Italia sono i contrari ad avere la meglio, anche nelle altre 10 regioni a guida centrodestra. Tra queste anche la Sicilia dove - a fronte del record negativo di affluenza assieme alla Calabria (le uniche sotto il 50%) - il No supera il 60% delle preferenze. Solo Palermo 68%. 
Il miglior risultato del No, invece, è segnato dalla Campania con 65,2%. Napoli è la città record dei No. Nel capoluogo campano ha votato contro il referendum oltre il 75%. Il dato comune è che i capoluoghi di regione e i grandi comuni si sono espressi tutti contro la riforma. Mentre il Sì vince si è assicurata i centri urbani sotto i 10.000 abitanti, in particolare in Pianura Padana. L’Emilia Romagna, a proposito di Pianura Padana, si conferma la regione dove si è votato di più al referendum: la partecipazione è stata del 66,7% (Bologna registra oltre il 70% di ingressi alle urne), quasi otto punti in più rispetto alla media nazionale del 58,9%. Subito sotto la Toscana con il 66,3%. Nel dettaglio, il No domina in tutto il Sud - Abruzzo (51,8%), Molise (54,7%), Puglia (57,1%), Basilicata (60%), Calabria (57,2%) - e nelle Isole. In Sardegna contrari il 59,5% dei votanti. Nel Centro il quadro dei No resta compatto ma con un rafforzamento urbano evidente: il Lazio è al 54,6%; le Marche 53,7% e l’Umbria 51,7%. Al Nord - tolte Lombardia (il Sì ha vinto con il 53,6%), Veneto (58,4%), Friuli (54,5%) - il Trentino-Alto Adige vede vincitore il No con il 50,6%, Valle d’Aosta (51,8%), Piemonte (53,5%) e Liguria (57%). 

Decisivo il voto dei giovani

Altro elemento di grande interesse riguarda le fasce d’età. Questo referendum ha segnato una frattura generazionale evidente, almeno stando alle elaborazioni del Consorzio Opinio Italia per la Rai: tra i 18-34 anni il No ha stravinto con il 61,1% dei voti, contro appena il 38,9 per cento di Sì alle urne. Un dato importantissimo, se si considera l'impossibilità dei fuorisede di votare nella città in cui studiano o lavorano. Ma a segnare la frattura generazione con gli over 55 c'è anche il dato che riguarda la fascia di elettori in età tra i 35 e i 54 anni, tra i quali il No si attesta al primo posto, con uno scarto di oltre 6 punti (53,3 per cento contro il 46,7). Il Sì è stata la scelta alle urne degli over 55, invece, anche se di misura: 50,7% i favorevoli alla riforma Nordio contro il 46,7% di contrari. 

Foto © Imagoeconomica 

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