Solo a Palermo lavorano 392 magistrati su 482 previsti, le indagini più delicate rischiano di impantanarsi tra fascicoli accumulati e software vecchi
I tribunali della Regione Sicilia fanno acqua da tutte le parti. Tra carenza di giudici, pubblici ministeri e funzionari - che in certi distretti hanno competenza su vastissimi territori - i processi si allungano, con tempi ciclopici. Circa cinque anni in media per un primo verdetto. E a pagarne le conseguenze sono i cittadini che diventano ostaggio di una giustizia a rilento. A denunciare la situazione sono gli addetti ai lavori che si ritrovano sommersi di fascicoli da sbrigare in tempi record. Alcuni giudici monocratici, riporta La Repubblica, arrivano a trattare 60 processi al giorno. Nel distretto di corte d’Appello di Palermo, il più grande sull’Isola, sui 482 magistrati previsti dalle piante organiche ce ne sono 392, con 90 posti vacanti per un indice di scopertura superiore al 18% Un dato che sale al 21 per cento negli uffici requirenti. A questo si aggiungono la carenza di personale amministrativo (con picchi di scopertura del 62%), la scarsa manutenzione edilizia (alcuni uffici si allagano con la pioggia) la dotazione informatica obsoleta e incompleta. Il tribunale di Agrigento affronta con un ufficio sottodimensionato le emergenze di un territorio molto esteso. “Su cui gravano sia grossi interessi di criminalità organizzata - afferma a La Repubblica il procuratore Giovanni Di Leo - sia fenomeni come il traffico di droga, la criminalità giovanile e i reati di stalking e maltrattamenti, legati al disagio sociale in una provincia tra le più povere d’Italia. In procura siamo 14, con quattro posti vacanti e un carico di lavoro doppio rispetto alla media”. In crisi anche il tribunale di Termini Imerese che comprende 62 comuni da Bagheria, fino a Corleone e tutte le Madonie non se la passa bene. Si tratta del Tribunale da dove sono scattate le indagini su casi di grande rilievo mediatico: le stragi di Altavilla Milicia, di Casteldaccia e il naufragio del Bayesian. Ma non c’è solo la carenza di personale a gravare sulla velocità dei processi. Un’altra grana comune riguarda gli strumenti informatici in uso:, essenziali per gli atti, le convalide, i sequestri ecc. Senza i dovuti aggiornamenti dei software si rallenta, a cascata, tutta l’attività dei palazzi di Giustizia. Il tribunale di Palermo è l’ufficio giudicante più grande del distretto “e il problema è principale è la carenza di personale, di magistrati e di cancelleria, che rallenta enormemente il lavoro di tutti e la definizione dei procedimenti, perché il numero di casi per ciascuno è altissimo e, spesso, qualitativamente importante”, spiega il gip di Palermo Paolo Magro. Secondo il giudice delle indagini preliminari nell’ufficio palermitano i più complessi sono i procedimenti di criminalità organizzata, con tantissimi imputati, che richiedono - oltre allo studio di ampi materiali probatori e l’adozione di decisioni complesse - sforzi organizzativi non indifferenti. A parlar del tema anche il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini: “In Sicilia, soprattutto, bisognerebbe razionalizzare le poche risorse a disposizione, ad esempio chiudendo i piccoli tribunali per accorparli a sedi più grandi. E poi sarebbe importante potenziare le piante organiche. Bisognerebbe intervenire anche sulle depenalizzazioni, il nostro Paese registra talmente tante fattispecie di reato che non riusciamo neanche a censirle con l’intelligenza artificiale”.
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