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Il presidente del Tribunale di Palermo: “Molti hanno capito l’autentica posta in gioco del voto di domenica prossima

La giustizia oggi in Italia? Sembra trasformata in una pattumiera dei conflitti sociali. Risultato: si sommerge la magistratura con tali e tanti compiti da paralizzarne concretamente l’azione per le questioni più delicate e importanti. C’è da chiedersi: a chi giova tutto questo?”. E’ la riflessione che ha Piergiorgio Morosini, presidente del Tribunale di Palermo, a pochi giorni dal voto sul referendum sulla riforma Nordio. 
Oggi, ha detto il magistrato a La Repubblica, “assistiamo a campagne politico-mediatiche mirate a soffiare sulle comprensibili paure di tanti cittadini: drammatizzano il rischio criminalità e producono ad arte il ‘nemico di turno’. Su questo si costruisce la risposta penale in chiave di rassicurazione collettiva. Si vieta anche ciò che è già vietato. Si inaspriscono le pene per i delitti della marginalità sociale e per le manifestazioni di protesta non violente. Nello stesso tempo, nel 2024, si è abolito un tipico reato della criminalità del potere: l’abuso d’ufficio. Restano impunite le condotte più odiose del pubblico ufficiale che agisce per ritorsione, favoritismo o in conflitto di interessi”. 
Sempre sulla campagna referendaria: “Per tanti è stata l’occasione per riavvicinarsi al discorso pubblico e per conoscere da vicino tanti magistrati. Molti hanno capito l’autentica posta in gioco del voto di domenica prossima. È la serenità del giudice, penale o civile che sia, chiamato a decidere processi politicamente, economicamente e socialmente sensibili. Se passa questa riforma - ha concluso - quella serenità andrebbe perduta”. 

Foto © Paolo Bassani 

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