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“Le statistiche smentiscono l’idea che i giudici siano portati a favorire l’accusa a scapito della difesa, ma non vengono citate perché non conviene”

Ambrogio Moccia, assessore alla Legalità del Comune di Monza ed ex magistrato per quarant’anni, si schiera per il NO al referendum sulla separazione delle carriere.
Quella da magistrato è stata una missione che ho svolto con passione e che rimpiango tuttora”, afferma. “Per questo sento il dovere di rivolgermi ai cittadini, in nome dei quali ho esercitato il mio incarico, con un appello molto accorato: votate No al referendum”.
Secondo Moccia la riforma rappresenta “un pericolo, un rischio dietro l’angolo: quello che l’attività della magistratura venga imbrigliata e governata dal controllo della partitocrazia”.
L’assessore parla di “almeno ventisette grandi ragioni per votare No”. Un numero che richiama i magistrati uccisi da mafia e terrorismo. “Ventisette sono stati i magistrati che hanno pagato con la vita il loro impegno a difesa dei cittadini perbene. Pensare che oggi il loro ricordo possa essere profanato da alcuni profili di questa riforma è inaccettabile”.
Moccia critica anche l’impianto della riforma, che a suo avviso metterebbe in discussione l’autonomia della magistratura. “Con questa riforma i magistrati vengono considerati incapaci di governare se stessi e l’organo che dovrebbe incarnare la loro indipendenza”.
L’ex giudice contesta inoltre uno degli argomenti dei promotori: “Le statistiche, che non vengono mai citate, smentiscono l’idea che i giudici siano portati a favorire l’accusa a scapito della difesa”.
Infine, un duro giudizio sul sistema del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno: “È un’attribuzione pesante di indegnità nei confronti dei magistrati. Nessuna categoria professionale accetterebbe un meccanismo del genere. Dal punto di vista concettuale è un obbrobrio”.

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