Il presidente del Tribunale di Palermo alla Redazione di Scomodo: “Col voto capiremo se regge ancora il principio della separazione dei poteri dello Stato”
“Vogliono smantellare e trasformare il Csm in tre organi dove la presenza dei componenti indicati dalla maggioranza politica di turno è una presenza che potrebbe risultare determinante in tutte le decisioni soprattutto in quelle politicamente più sensibili”. A dirlo è il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, intervenuto alla Redazione di Scomodo a Roma, dove è stato presentato il suo libro “Mani Legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia”, (ed. Paper First) scritto con la giornalista Antonella Mascali. Parlando del referendum sulla riforma Nordio, Morosini, intervistato da Marta Capaccioni (dell’associazione Our Voice) e da Jamil El Sadi (redattore di ANTIMAFIADuemila) ha ricordato che “dobbiamo votare per capire se regge ancora il principio della separazione dei poteri dello Stato o se entriamo in una fase nuova. Dobbiamo esprimere il voto che - ha spiegato - può avere dei riflessi molto forti sull’idea di fondo dei padri e delle madri costituenti del 1948. Un’idea che è quella che ogni potere ha dei limiti. Per salvaguardare questo principio e per evitare che il potere politico potesse influenzare quello giudiziario i padri costituenti hanno creato un organizzare di garanzia si chiama Consiglio Superiore della Magistratura, ed è quello che si occupa della vita professionale di giudici e pubblici ministeri”, ha ricordato il magistrato. 
“Prima del 1948 si condizionavano i giudici e i pubblici ministeri nelle indagini e nei processi politicamente, economicamente e socialmente sensibili. Il potere politico faceva sentire il suo tocco attraverso l’esercizio di quel potere. Fino al 1948 non abbiamo avuto magistrati davvero autonomi e indipendenti. E fu attraverso la costruzione di questo organo di garanzia che si è voltato pagina e sono cominciate le iniziative giudiziarie per arginare lo strapotere di chi comanda. E abbiamo registrato decisioni giudiziarie che hanno arginato tante disuguaglianze. Tutto - ha ribadito Morosini - è stato costruito attorno a quell’organo di garanzia, il CSM, che adesso questa riforma vuole smantellare. Viene pesantemente picconato l’organo che sinora, dal dopoguerra in poi, aveva garantito una crescita dell’attività della magistratura sul piano del controllo del potere”. 
La riforma, secondo Morosini, “mette in discussione quel sistema, smembrando il Consiglio Superiore della Magistratura, trasformandolo in due organi ma con una componente politica che è trainante. E in questo modo aumenteranno sicuramente le influenze della maggioranza di turno verso i magistrati”. Per il magistrato “la posta in gioco di questa riforma è la possibilità che ci sia ancora un rapporto tra poteri dello Stato che si rispettano e che accettano le diverse competenze”. Pertanto “dobbiamo pensarci bene perché la partita riguarda noi cittadini. Perché magistrati non sereni, influenzati da quelli che possono essere gli orientamenti della politica non sono magistrati che decidono sulla base della legge e della loro coscienza, decidono sulla base di un solo pensiero: ma io cosa rischio se agisco in un modo o in un altro modo. E questa non è una buona notizia per i cittadini”. 
L’indecente campagna per il Sì
A seguire ha preso parola la co-autrice del libro Antonella Mascali che ha commentato i toni della campagna referendaria del governo a partire dalle ultime dichiarazioni scandalose della capo di Gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, magistrata fuori ruolo da mesi indagata nella vicenda di Osama Almasri, che ha invitato a votare sì "per toglierci di mezzo la magistratura", definendo i giudici "plotoni di esecuzione". 
“Già solo per questo, da cittadina, voterei no perché la dice lunga sull’atteggiamento di persone che hanno ruoli istituzionali”, ha detto la giornalista. “Poi mi ricorderei che cosa hanno detto i firmatari di questa legge costituzionale, Giorgia Meloni e Carlo Nordio. Meloni ha detto che con questa riforma e con quella della Corte dei Conti finirà una intollerabile invadenza dei magistrati. Il ministro Nordio ha detto che finalmente tornerà il primato della politica e dice a Elly Schlein che dovrebbe essere contenta di questa riforma anche l’opposizione che domani andrà al governo perché ne gioverà”. Non solo. Meloni, che “si comporta più da segretaria di partito che da Presidente del Consiglio, che dovrebbe essere presidente di tutti gli italiani nel momento in cui finiscono le elezioni”, vuole “dei magistrati in linea con il governo”. 
Ma questa è “una cosa lontanissima dal principio di separazione dei poteri stabilita dalla nostra Costituzione”. Scendendo nel merito della riforma, il testo presentato, secondo Mascali, non andrà a risolvere nessuno degli ostacoli che rallentano la giustizia in Italia. “Questa riforma non accorcia i processi che hanno tempi incivili. E non per colpa dei magistrati ma perché da giornalista seguo questi problemi da anni e nessuno ha mai messo mano ai problemi della giustizia e il Guardasigilli, di qualunque governo, ha come compito istituzionale la responsabilità di far funzionare la macchina della giustizia eppure mancano i magistrati, i cancellieri e i funzionari amministrativi. Tutte queste carenze fanno si che noi abbiamo pessima giustizia, soprattutto in campo civile”. L’indipendenza e autonomia della magistratura “non sono un privilegio dei magistrati ma è l’unica garanzia per avere una giustizia uguale per tutti. Se viene a mancare non saremo più tutti uguali davanti alla legge. Sarà confermata una giustizia forte coi deboli e debole coi forti. E già alcune norme approvate da questa maggioranza di governo vanno in quella direzione”.
Foto © Luca Staiano
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